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PRINCIPALI RISULTATI
NUOVO PROFILO DELL'AGRICOLTURA ITALIANA
SCHEDA AZIENDA
IL CAPO AZIENDA SI TROVA IN FAMIGLIA
UN CENSIMENTO AMICO DI INTERNET
IL DATAWAREHOUSE
INTERVENTO DI A. Giusti
INTERVENTO DI G. Cesaretti
INTERVENTO DI C. Giacomini
INTERVENTO DI L. Biggeri

L’AGRICOLTURA ITALIANA TORNA A CONTARSI

Il 23 ottobre è partito il quinto Censimento del settore realizzato dall'Istat. Il primo dell'era Internet, che delineerà le caratteristiche del mondo rurale tenendo conto dei servizi offerti anche su fronte dell'agriturismo, delle colture biologiche, delle produzioni doc.

IL PRIMO CENSIMENTO AGRICOLO NELL’ERA DELLA RETE
Tra le altre novità, una base territoriale di riferimento unica con gli altri grandi censimenti offrirà un inedito strumento di programmazione per le politiche dello sviluppo di livello nazionale e comunitario.

UN QUESTIONARIO A TUTTO TONDO
Un centinaio di quesiti serviranno a mettere a fuoco tutti i numeri "tradizionali" dell'agricoltura (numero aziende, superfici utilizzate, addetti) ma anche molto piccole e grandi curiosità. Dagli allevamenti di bachi da seta, a quelli di faraone e bufalini, alla produzione di formaggi tipici.

TAPPA PER TAPPA LE FASI DELLA RILEVAZIONE CENSUARIA


L’AGRICOLTURA ITALIANA: UN MONDO IN EVOLUZIONE

L'ultima rilevazione censuaria del 1990 - e le successive analisi svolte nel 1993 e 1997- ci consegnano l'immagine di una realtà in profonda trasformazione che sarà messa a fuoco compiutamente dal prossimo Censimento dell'Istat.

LA BIO-AGRICOLTURA PIACE AL MEZZOGIORNO

Tra le "new entry" che caratterizzano il questionario del quinto Censimento della ruralità figura la realtà delle coltivazioni biologiche, un esempio per comprendere l'attenzione verso il nuovo di un sistema agricolo profondamente radicato nella tradizione.

DONNE E AGRICOLTURA: IMPRENDITRICI ALLA RICERCA DELLA QUALITA’


LIEDHOLM E FAMIGLIA: DAI CAMPI DI CALCIO ALLA VIGNA

"Tutto è iniziato un pò per caso - spiega Nils, uno dei 'Mister' più celebri nella storia del calcio italiano - ma il merito del successo del nostro vino è oggi soprattutto di mio figlio Carlo."
Due generazioni di imprenditori agricoli nella tenuta di Cuccaro Monferrato

ISTAT - Da 75 anni riflette e analizza l’Italia che cambia

"Un censimento di svolta nella storia dell’Istat"
Alberto Zuliani Presidente Istat

"Rispondere al censimento agricolo per far emergere le nostre aree di eccellenza"
Enrico Giovannini Direttore del dipartimento statistiche economiche

 

L’AGRICOLTURA ITALIANA TORNA A CONTARSI
Il 23 ottobre è partito il quinto Censimento del settore realizzato dall'Istat. Il primo dell'era Internet, che delineerà le caratteristiche del mondo rurale tenendo conto dei servizi offerti anche su fronte dell'agriturismo, delle colture biologiche, delle produzioni Doc.

L'agricoltura italiana torna a contarsi. L'appuntamento con i rilevatori Istat è scattato lo scorso 23 ottobre; l'indagine coglierà le caratteristiche dell'intero settore, riferite per convenzione all'arco di tempo che va dalle 24 del 21 ottobre alla mezzanotte del 22; la macchina organizzativa del quinto Censimento dell'Agricoltura (il primo dell'era della new economy) avviata da alcuni mesi, gira ormai a pieno regime.
Nei dieci anni che intercorrono dai precedenti censimenti, che risalgono, nell'ordine, al '61, '70, '82 e '90, le aziende agricole hanno attraversato profonde trasformazioni. Sono mutati in particolare i rapporti tra proprietà e azienda e sulla scena produttiva e sul mercato del lavoro si sono affacciati nuovi modelli gestionali, mentre l'intero settore è chiamato a svolgere funzioni di carattere più ampio e complesso rispetto al passato. 

VERSO UNA MAPPA DEL NOSTRO SISTEMA RURALE
E' l'agricoltura 'multifunzionale', lanciata dall'Unione Europea con Agenda 2000, sollecitata a garantire il cittadino sul piano della sicurezza alimentare, a tutelare il territorio sotto il profilo ambientale e a offrire prodotti tipici e servizi ricreativi un tempo prerogativa delle imprese del turismo. 
Il tutto in un orizzonte di rapporti economici globalizzati, dove il confronto è regolato dagli accordi mondiali del commercio e dagli ordini affidati sempre più frequentemente alla rete. E non conoscere a fondo, o non saper comunicare, il potenziale produttivo di un Paese significa, ormai, non poterne programmare correttamente lo sviluppo o veder deviati investimenti esteri verso regioni del mondo più attente alla propria immagine. 
Al di là dei cancelli delle oltre 2,5 milioni di aziende agricole oggi esistenti i rilevatori troveranno quindi una realtà certamente modificata rispetto al decennio scorso, anche se l'Istat, tra il '90 ed oggi, ha continuato a 'monitorare', attraverso indagini campionarie realizzate sul territorio almeno ogni due anni, aziende e produzioni, in linea con quanto previsto dalle disposizioni comunitarie.
L'Istituto, inoltre, ha diviso il Paese in 600mila sezioni di censimento, oltre mezzo milione di tessere, per ricostruire senza punti d'ombra il puzzle dell'agricoltura nazionale. Una trama sulla quale saranno collocate, in modo pienamente integrato le altre mappe nazionali che verranno disegnate dall'Istituto per i fenomeni demografici, sociali ed economici analizzati con i prossimi censimenti generali.
Un impegno non banale, vista la spiccata eterogeneità delle forze in gioco ('isolati' per la popolazione da censire, fogli catastali per capannoni industriali e terreni agricoli) e la polverizzazione esasperata delle campagne italiane. 

IL CAMPO DI OSSERVAZIONE E L'UNITÀ DI RILEVAZIONE
Il quinto Censimento dell'Agricoltura, che costerà circa 190 miliardi di lire, accenderà i riflettori su tutte le aziende agricole, forestali e zootecniche, di almeno un ettaro, condotte da privati, ma anche da enti pubblici compresi istituti di ricerca, ospedali, cliniche, comunità religiose, scuole, istituti penitenziari, imprese industriali. Saranno chiamati 'alla conta' anche allevamenti di tori e verri per la riproduzione, allevamenti di cavalli e centri di incubazione, e non sfuggiranno neppure le aziende costituite da prati permanenti e/o pascoli condotti dall'amministrazione comunale.
Non rientrano invece nel campo di osservazione del censimento - a meno che non siano da considerarsi parte integrante di un'azienda agricola - terreni non utilizzati (o abbandonati) dal punto di vista agricolo, parchi e giardini ornamentali, piccoli orti e piccoli allevamenti a carattere familiare destinati all'autoconsumo, scuderie, terreni per l'esercizio di cavalli da corsa, allevamenti di cani, centri di commercio del bestiame e macelli che non pratichino l'allevamento del bestiame. Gli allevamenti ittici rientrano nel campo di osservazione solo se praticati nell'ambito di una azienda agricola.
L'unità di rilevazione da considerare ai fini della rilevazione è l'azienda agricola, forestale e zootecnica, intendendo con tale termine l'unità tecnico-economica costituita da un centro aziendale e dotata di terreni, anche in appezzamenti non contigui, eventualmente da impianti e attrezzature varie in cui si attua la produzione agraria, forestale o zootecnica ad opera di un conduttore, e cioè persona fisica, società o ente, che ne sopporta il rischio sia da solo (conduttore coltivatore o conduttore con salariati e/o compartecipanti) sia in forma associata.

UNA RETE DI RILEVAZIONE DISTRIBUITA, UNITA DALL'INFORMATICA
A livello locale, la rete di rilevazione del censimento è composta: 
- dagli uffici di censimento regionali, costituiti presso le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano
- dagli uffici di censimento provinciali, costituiti presso le Camere di commercio
- dagli uffici di censimento comunali, costituiti presso i comuni.
Questi uffici interagiscono con l'Istat, anche attraverso le sedi regionali dell'Istituto presenti in ciascun capoluogo di Regione. Tutti gli organi censuari saranno collegati in rete, così da effettuare un continuo monitoraggio delle operazioni.
A ciascuno degli oltre 20 mila rilevatori complessivamente impegnati nell'operazione sono state assegnate da un minimo di 100 aziende agricole a un massimo di 150, a seconda della loro dimensione, situate su 15 fogli di mappa catastali. I primi dati cominceranno a essere diffusi dai 'laboratori' dell'Istat alla fine dell'inverno 2001, mentre per interpretare l'intero scenario dell'agricoltura di inizio millennio sarà sufficiente attendere fino alla fine dell'estate. 

RILEVATORI: LA FORMAZIONE VIAGGIA ON LINE
Prima di scendere in campo gli intervistatori, selezionati anche attraverso la collaborazione degli enti locali, hanno ricevuto consigli e istruzioni da parte di 1.400 esperti (tra coordinatori intercomunali e loro responsabili provinciali) formati direttamente dall'Istat e di 9.700 tra coordinatori comunali e responsabili degli uffici di censimento comunali.
La "task force" intercomunale della statistica agricola, composta quindi da circa 32mila persone e costituita di preferenza da tecnici dell'Istituto o 'prestati' dagli assessorati regionali, dagli enti e dalle associazioni di settore con le quali l'Istat intrattiene da tempo un costante scambio di informazioni, si avvale anche della formazione a distanza, grazie a Internet, ed è inserita in una rete di collegamento multimediale dove dati e indirizzi operativi corrono on-line. 
Dopo un'iniziale attività didattica svolta sul territorio, per un primo approccio con le finalità del censimento e gli strumenti di lavoro, tutti i coordinatori intercomunali sono tornati in aula lo scorso settembre, per mettere a punto gli ultimissimi dettagli dell'agri-censimento 2000. 
Ottobre, poi, è stato dedicato alla formazione dei rilevatori. Infatti, per gli interventi formativi che, a cascata ha interessato tutti i soggetti comunque coinvolti nelle operazioni, è stata utilizzata una gamma diversificata di strumenti in funzione della loro preparazione specifica di base. Sono tornati a scuola operatori degli uffici regionali dell'Istat degli uffici di censimento regionali, provinciali e comunali, fino ai coordinatori, e naturalmente agli attori primari dell'operazione di raccolta delle informazioni, i rilevatori. 

L'INCROCIO DEI DATI CON GLI ALTRI ARCHIVI ESISTENTI
Gli inviati dell'Istat non si stanno muovendo, tuttavia, come esploratori in un universo sconosciuto. Da tempo l'Istituto si è infatti attrezzato con una capillare rete di monitoraggio i cui 'nodi' privilegiati sono costituiti dagli archivi e dalle reti telematiche delle Regioni, delle Camere di commercio, dei Comuni e delle Provincie, delle organizzazioni agricole, degli enti di ricerca economica del ministero delle Politiche agricole (Inea e Ismea in primo luogo) e del mondo universitario. E, grazie al costante lavoro di 'incrocio' dei dati anagrafici e previdenziali (Inail, Inps) ed economico-produttivi (iscrizioni Cciaa e Iva), ma anche degli allacci a utenze e servizi (elettricità, gas, telefono) si può affermare che l'azione decisiva ai fini della definizione del panorama agro-alimentare nazionale non sarà tanto la raccolta dei dati, quanto invece, il confronto tra le informazioni ottenute in azienda e quelle registrare dai mille archivi consultati preventivamente. 
Le sorprese, probabilmente, non mancheranno, soprattutto per quanto riguarda il numero delle aziende realmente produttive e l'entità della manodopera effettivamente impegnata. 
Secondo prime valutazioni il numero complessivo delle aziende potrebbe infatti risultare, alla fine della 'conta,' di circa il 20% inferiore a quello (3 milioni di aziende) valutato dal censimento del '90.

PRIVACY, INNANZITUTTO: PAROLA DI GARANTE
Tanta precisione nel registrare e valutare ogni aspetto dell'azienda agricola non deve, tuttavia, mettere in allarme gli agricoltori. Per l'Istat il segreto statistico è un obiettivo strategico assicurato da sempre ai suoi interlocutori. 
L'anonimato degli intervistati e la riservatezza sui dati forniti sono di fatto il marchio di garanzia di tutte le rilevazioni targate Istat e anche il Garante della privacy, un'authority che non esisteva all'epoca del censimento '90, ha già fatto sapere, in via ufficiale, che non ha nulla da eccepire sulle metodologie e sugli obiettivi di questa rilevazione che tocca il mondo rurale italiano. 
La legge riconosce il diritto all'informazione e anche quello al rispetto della concorrenza e l'Istat, che sta per adottare un proprio codice deontologico sulla tutela della riservatezza, rinuncia a utilizzare o divulgare qualunque dato che possa identificare in qualche modo un singolo soggetto, aprendo perciò la strada a possibili situazioni di concorrenza da parte dei suoi competitors. Rispondere al rilevatore non comporterà, in sostanza, alcun rischio, neppure fiscale per l'agricoltore, che potrà invece contribuire allo sviluppo del Paese e della propria azienda. Infatti, i dati raccolti non potranno essere forniti, se non informa anonima, ad amministrazioni diverse dall'Istat.
I soggetti censiti, da parte loro, sono tenuti a collaborare con gli uffici di censimento comunali, considerato che sussiste un preciso obbligo di legge che impone di "fornire tutte le notizie e i dati loro richiesti con i modelli di rilevazione". Chi si sottrae a questo dovere incorre nella sanzione amministrativa prevista dalla legge.
Un numero verde, attivato alla vigilia del censimento, sarà comunque a disposizione per dissipare ogni dubbio in proposito.

L'UNIONE EUROPEA E I CENSIMENTI AGRICOLI
Anche l'Unione Europea vuole andare a fondo, una volta per tutte, sulle sue reali potenzialità agroalimentari. I contrasti sempre più frequenti, tra nord e sud del continente, sulla programmazione dello sviluppo e la conseguente ripartizione degli aiuti e i confronti via via più serrati con gli Usa e il resto del mondo a livello di negoziati internazionali sul commercio, impongono infatti una definizione esatta di chi produce 'cosa e quanto'.
Obiettivo del resto caldeggiato anche dalla Fao, che ha sollecitato, proprio nell'arco di questo decennio, una campagna di rilevazioni nel settore agricolo di dimensioni planetarie.
Per focalizzare con la massima obiettività e omogeneità possibili il profilo macroeconomico dell'agricoltura a 'quindici stelle', Bruxelles ha voluto valutare, in anteprima, i questionari che saranno compilati dagli euro-agricoltori. Solamente rispondendo ad una serie di quesiti comuni tra i Quindici sarà infatti possibile riprodurre un'immagine fedele dell'Europa verde. 
Ogni Paese ha però avuto la possibilità di approfondire, con domande 'nazionali' i propri percorsi economici e culturali.
L'Italia, ad esempio, indicherà per la prima volta la reale consistenza quantitativa, ma soprattutto qualitativa, dell'offerta agrituristica. Almeno due milioni di ospiti trascorrono, ogni anno, più di un giorno delle proprie vacanze in una fattoria. 
E alle aziende che dichiareranno la disponibilità ad offrire ospitalità verrà chiesto di descrivere anche la dimensione della propria struttura ricettiva compresa l'eventuale organizzazione di attività del tempo libero.

 

IL PRIMO CENSIMENTO AGRICOLO NELL'ERA DELLA RETE
Tra le altre novità, una base territoriale di riferimento unica con gli altri grandi censimenti offrirà un inedito strumento di programmazione per le politiche dello sviluppo di livello nazionale e comunitario

Al quinto appuntamento dalla sua istituzione il Censimento generale dell'Agricoltura italiana si rinnova.
L'aspetto 'qualitativo' dell'inchiesta, pur presente nelle rilevazioni datate '61, '70, '82 e '90, assume ora un carattere decisivo. Pur mantenendo una certa continuità storica e utilizzando la tecnica di rilevazione 'faccia a faccia', sono state introdotte numerose novità che incideranno in modo significativo sulla fruibilità dei risultati, in particolare sulla tempestività nella loro diffusione, e sulla loro affidabilità e sicurezza. 
L'obiettivo finale è quello di offrire uno strumento di programmazione utile per le politiche di sviluppo rurale di livello locale, nazionale e comunitario.
Ecco perché collaborare alla realizzazione di questo rilevamento censuario significa, da parte degli agricoltori, contribuire alla crescita economica del Paese, così da segnalare casi di eccellenza.
Da queste finalità discende una inedita formulazione del questionario che lascia spazio ad una 'lettura ragionata' dell'universo rurale attraverso una serie di quesiti che consentiranno di tracciare in modo puntuale i contorni della nostra agricoltura, oltre che fornire utili dati quantitativi sulla sua dimensione.
Per gli enti locali il censimento rappresenta un'occasione per candidare il proprio territorio come sede di investimenti e di creazione di posti di lavoro. 

UN'ORGANIZZAZIONE 'A GEOMETRIA VARIABILE'
Il nuovo modello organizzativo 'a geometria variabile' adottato dall'Istat, li coinvolge infatti in prima persona e, attua il principio del decentramento amministrativo.
Riconosce infatti la competenza specifica delle Regioni in materia di agricoltura, consentendo, tra l'altro, di integrare a livello territoriale il piano nazionale del Censimento con singoli Piani regionali.
In quest'ottica è stata prevista una struttura organizzativa su più livelli, in gran parte connessa per via telematica, che ha il motore propulsore nella Direzione centrale delle statistiche sulle istituzioni e le imprese dell'Istat. L'Istituto ha infatti la responsabilità del coordinamento tecnico generale dell'iniziativa, ruolo che svolge anche attraverso la propria rete di uffici sul territorio.
Gli altri tre livelli, anch'essi di tipo territoriale, che coinvolgono Regioni, Province e Comuni, consentono il coordinamento e il controllo mirato e preciso della 'macchina' censuaria.

GEOREFERENZIAZIONE: UNO STRUMENTO NUOVO 
L'adozione per tutti censimenti del 2000-2001 delle stesse basi territoriali, molto più analitiche che nel passato soprattutto nelle aree extraurbane, rappresenta una innovazione di straordinario rilievo per il sistema statistico nazionale. 
Essa permetterà di analizzare congiuntamente le caratteristiche demografiche, sociali ed economiche della popolazione in connessione con quelle strutturali dell'area di insediamento, evidenziando dinamiche e relazioni altrimenti difficilmente riconoscibili.
A tal fine, le informazioni sull'attività svolta da ciascuna azienda sul proprio territorio verranno raccolte e riferite al territorio di ciascun foglio di mappa.
Sarà quindi costruita, integrata con il disegno dei fogli di mappa, una base territoriale di riferimento unica (circa 600mila unità territoriali minime o sezioni di censimento in tutto il Paese) che consentirà di mettere a punto un completo e integrato sistema informativo territoriale.

ASAIA: UN ARCHIVIO SEMPRE AGGIORNATO
Obiettivo del quinto Censimento non è soltanto quello di raccogliere i dati sulla nostra realtà rurale, ma è anche quello di aggiornare lo schedario delle aziende esistenti.
Con la costituzione dell'archivio statistico delle imprese agricole (Asaia) l'Istat ha introdotto una metodologia che, a regime, migliorerà sensibilmente la qualità delle rilevazioni. Grazie all'utilizzo integrato di diverse banche dati è stato creato un archivio di quelle esistenti oggi. Una volta verificata l'esattezza dell'elenco sul campo, l'archivio potrà essere tenuto costantemente aggiornato .
Un archivio analogo è già stato realizzato per il settore dell'industria e dei servizi ed è stato utilizzato per il relativo censimento intermedio. 

VINCE LA QUALITÀ NEL SISTEMA RURALE DEL FUTURO
Tutto ciò consentirà all'Istat di avviare una stagione di approfondimenti settoriali campionarie grazie ai quali ogni singolo comparto potrà essere monitorato regolarmente e tempestivamente.
Una opportunità preziosa, sia per informare i centri decisionali della politica agricola ai vari livelli (dall'Unione Europea alle Regioni), sia per valutare fenomeni emergenti come il successo dei cibi 'doc' o delle coltivazioni biologiche. Per registrare i grandi cambiamenti, che si affacciano sulla scena dell'agricoltura italiana, non sarà dunque più necessario attendere altri dieci anni.

INTERNET A TUTTO CAMPO
Altra novità di rilievo del quinto Censimento, peraltro facilmente intuibile, è quella rappresentata dall'avvento dell'era Internet. 
La rete non si sostituirà alla visita del rilevatore ma sarà comunque al centro di tutte le operazioni censuarie e specchio fedele dell'immagine che si andrà formando di settimana in settimana. 
Tutti gli attori del censimento (oltre all'Istat, Regioni, Comuni, enti locali, Camere di commercio), utilizzeranno la rete per ricevere una formazione di base uniforme e anche gli oltre 20mila rilevatori saranno addestrati, oltre che in aula, anche attraverso la rete.
I soggetti coinvolti nelle operazioni censuarie comunicheranno attraverso la rete e gli oltre 8.000 comuni potranno ricorrere alle e-mail per trasmettere i riepiloghi dei dati raccolti dai rilevatori.
Questo strumento innovativo consentirà di realizzare in tempo reale il monitoraggio della correttezza delle operazioni, del rispetto dei tempi, ma anche di verificare, già durante la fase di registrazione, la coerenza e la congruità dei dati raccolti.
Anche la successiva fase di diffusione dei risultati censuari trarrà nuovo impulso dall'avvento delle nuove tecnologie. Oltre alle tradizionali pubblicazioni che mireranno ad analizzare singoli aspetti, le notizie saranno inserite on line nel sito Istat dedicato al Censimento dell'Agricoltura. Inoltre, come già è avvenuto nel precedente censimento intermedio dell'industria e dei servizi, sarà creato un apposito data warehouse, una banca dati interrogabile via Internet, che consente un numero elevato di elaborazioni personalizzate.

 

UN QUESTIONARIO A TUTTO TONDO
Un centinaio di quesiti serviranno a mettere a fuoco tutti i numeri "tradizionali" dell'agricoltura (numero aziende, superfici utilizzate, addetti) ma anche molto piccole e grandi curiosità.
Dagli allevamenti di bachi da seta, a quelli di faraone e bufalini, alla produzione di formaggi tipici.

Sedici pagine, divise in nove sezioni, per raccontare la propria azienda agricola e ricostruire, cosi', il puzzle dell'agricoltura italiana.
E' il questionario del quinto Censimento nazionale generale del settore. Una tessera, che insieme alle altre quindici, andrà a comporre il grande disegno dell'Europa verde. 
Attraverso un centinaio di quesiti (ma speciali domande 'filtro' consentiranno di snellirne la compilazione così da ridurre il "fastidio" per il rispondente), una parte delle quali risponde a precise normative comunitarie, il documento, già verificato con una serie di indagini pilota su un campione di aziende presenti in 30 comuni, metterà in luce, oltre a tutte gli indicatori tradizionali del settore, la qualità e i fenomeni colturali emergenti dal sistema agroalimentare nazionale.
Il questionario contribuirà a far luce sulle produzioni biologiche e sull'acquacoltura, sulla trasformazione del latte in formaggi tipici e sulla ripresa di attività pronte a ridiscendere dalla soffitta, come la bachicoltura. 
Una serie di 'caselle' più tradizionali riguardano notizie generali sull'azienda, dal sistema di conduzione, alla forma giuridica, alle caratteristiche principali della forza lavoro impiegata, alla organizzazione della vendita dei prodotti agricoli, all'utilizzazione dei terreni nel periodo 1 novembre 1999/ 31 ottobre 2000, con indicazione delle diverse coltivazioni, 
Una sezione è dedicata alla raccolta di dati sugli impianti di irrigazione, alcune notizie riguardano fabbricati rurali, abitazioni, allevamenti, con quesiti che riguardano anche la tipologia dei ricoveri, l'impiego di mezzi meccanici e il loro utilizzo, con domande specifiche sui contoterzisti, strutture esterne alle quale le aziende fanno ricorso sempre più spesso in occasione della raccolta e delle arature per ridurre i costi fissi del personale. Si guarda anche all'azienda e alla sua organizzazione, si punta a conoscere l'entità dell'impiego di nuove tecnologie, dal computer a Internet, ma anche il ricorso al leasing per l'acquisto di trattori e altri mezzi aziendali e al credito agrario per accendere mutui e richiedere prestiti. 
Accanto a coltivazioni tipiche del nostro Paese (olio, vino, cereali e agrumi) saranno messe in luce realtà finora considerate marginali, ma che stanno conquistando sempre più spazio: dall'agricoltura biologica, alle produzioni di qualità, dagli allevamenti di animali da pelliccia ai vivai di alberi di Natale; spazio viene anche offerto agli effetti ambientali dell'attività aziendale, dall'impiego di concimi e pesticidi, alla gestione dei rifiuti, fino alla cura dei boschi e all'esistenza di fasce parafuoco.
Gli struzzi avranno uno spazio tutto loro, suddiviso tra 'riproduttori' e 'altri', per registrare un altro aspetto inedito, almeno per le statistiche ufficiali, della zootecnia nazionale. Settore che oltre a presenze esotiche, anche se ben radicate nel contesto produttivo, fa rilevare anche ritorni imprevedibili appena dieci anni fa. 
E' il caso dei 'bufalini', richiamati in scena dal successo crescente delle mozzarelle di bufala 'doc', ma anche dalle ricette a base di bistecca di bufala, paragonate da molti alla carne di bisonte. O delle faraone, che hanno via via riconquistato un proprio rango nella gerarchia dell'aia. 
Per quanto riguarda invece il latte, un tema particolarmente spinoso a causa delle tristemente note 'quote ' dettate dall'Unione Europea, gli allevatori saranno invitati a scremare, rivelando la propria situazione produttiva, il prodotto destinato alla vendita da quello trasformato direttamente in azienda. E in questo caso verrà chiesta una minuta classificazione della sua utilizzazione (quanto burro, quanto yogurt e quanto formaggio).
Infine, l'ultima sezione del questionario, la più tecnica, ma essenziale per delineare la nuova Italia agricola è quella che consente di individuare, per ciascun foglio di mappa catastale su cui si estende l'azienda, quali sono le coltivazioni utilizzate quanti sono gli allevamenti e quale il tipo di bestiame viene allevato. Ciò consentirà di ottenere una mappa estremamente dettagliata dell'utilizzo del territorio, fornendo preziose indicazioni sulla destinazione dei terreni e della effettiva distribuzione delle attività agricole.
Un'attenzione particolare, nella elaborazione dei risultati del censimento, verrà posta al capitolo 'vino', dove le domande su vigneti di qualità e produzioni Doc e Docg appaiono particolarmente puntuali ed in grado di qualificare meglio le caratteristiche di un prodotto nato a apprezzato in tutto il mondo.

 

TAPPA PER TAPPA LE FASI DELLA RILEVAZIONE CENSUARIA
La rilevazione censuaria costituisce un'operazione di straordinaria complessità, articolata in fasi successive e concatenate tra di loro. Il successo dell'intera operazione dipende in modo cruciale dal rispetto della tempistica delle diverse fasi e, soprattutto, dall'impegno dell'intera rete di rilevazione.

ATTIVITÀ PRELIMINARI AL CENSIMENTO VERO E PROPRIO
1998-1999; analisi di carattere tecnico statistico per definire i diversi aspetti (questionario di rilevazione, metodologia per predisporre le liste delle aziende agricole, architettura informatica attraverso la quale elaborare i dati…) del censimento, svolta con il fondamentale contributo dell'apposita Commissione di studio istituita dall'Istat.
Gennaio-giugno 2000; aggiornamento dell'archivio delle aziende agricole, compresa la fase pilota di verifica del livello qualitativo dell'operazione.
Maggio 2000; gli uffici di censimento regionali sono tenuti a comunicare all'Istat i nominativi dei coordinatori intercomunali e dei loro responsabili provinciali.
Giugno 2000; tutti i Comuni, le Camere di commercio, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sono tenute ad istituire l'Ufficio di censimento.
Fase di istruzione dei responsabili provinciali dei coordinatori intercomunali, dei responsabili degli uffici di censimento provinciali e di due persone (compreso il responsabile) per ciascun ufficio di censimento regionale. 
1 Settembre 2000; nomina dei coordinatori intercomunali.
11-29 Settembre 2000; formazione dei coordinatori intercomunali.
15 Settembre 2000; nomina dei rilevatori.
1-20 Ottobre 2000; gli uffici di censimento comunali organizzeranno il proprio lavoro e consegneranno il materiale (elenco unità da censire, copie questionari, manuali…) a ciascun rilevatore, definendo gli 'itinerari di sezione'.
9-21 Ottobre 2000; istruzioni ai responsabili degli uffici di censimento comunali, ai coordinatori comunali e ai rilevatori.

FASE DI RACCOLTA, CONTROLLO ED ELABORAZIONE DEI DATI
23 Ottobre-31 Dicembre 2000; raccolta dei dati da parte dei 20.000 rilevatori, con visita e intervista "personale" direttamente nelle aziende. Entro il 22 novembre, per i Comuni con meno di 100 aziende da censire, entro il 31 dicembre, per quelli con 100 e più aziende da censire.
23 Ottobre 2000-12 Gennaio 2001; attività di revisione dei questionari di rilevazione da parte degli uffici di censimento comunali, avvalendosi anche dell'ausilio dei coordinatori intercomunali.
18 Gennaio 2001; termina la fase di compilazione dei prospetti riepilogativi dei questionari di azienda. Gli uffici di censimento comunali provvederanno a riepilogare i dati a livello comunale e li invieranno all'ufficio di censimento provinciale competente per territorio. Quest'ultimo immetterà i dati nella rete telematica appositamente predisposta, rendendoli visibili in tempo reale agli uffici di censimento regionali e all'Istat.
16 Gennaio-30 Aprile 2001; registrazione, di tipo controllato, dei dati contenuti nei questionari in alcuni centri distribuiti sul territorio nazionale, i quali dovranno svolgere tale operazione nel rigoroso rispetto delle norme tecniche, operative, di sicurezza e di tutela della sicurezza stabilite dall'Istat. Al termine delle operazioni ciascun centro trasmetterà all'Istat tutto il materiale registrato.
Marzo-luglio 2001; i dati saranno sottoposti alle operazioni di correzione ed elaborazione.

LA DIFFUSIONE DEI RISULTATI
Marzo 2001; diffusione dei risultati cosiddetti 'preliminari', ottenuti dall'elaborazione dei riepiloghi predisposti dagli uffici di censimento comunali e contenenti i dati relativi al numero delle aziende e alle superfici utilizzate, a livello nazionale e regionale.
Maggio 2001; diffusione dei risultati 'provvisori', ottenuti dalle elaborazioni dei modelli riepilogativi compilati dai coordinatori e dai responsabili degli Uffici di censimento comunali, i quali riguarderanno il numero delle aziende censite e la relativa superficie totale ed agricola utilizzata, ripartita per le principali forme di utilizzazione, la consistenza degli allevamenti bovini, suini, ovini e caprini, le aziende viticole e la relativa superficie investita a vite.
Settembre-dicembre 2001; diffusione dei risultati 'definitivi', tratti dall'elaborazione di tutti i dati contenuti nei questionari di rilevazione.

 

L'AGRICOLTURA ITALIANA: UN MONDO IN EVOLUZIONE
L'ultima rilevazione censuaria del 1990 - e le successive analisi svolte nel 1993 e 1997- ci consegnano l'immagine di una realtà in profonda trasformazione che sarà messa a fuoco compiutamente dal prossimo Censimento dell'Istat.

Diminuzione del numero delle aziende agricole, di cui oltre la metà ubicate nel Mezzogiorno, e aumento delle dimensioni medie; conferma del carattere prevalentemente familiare della conduzione dell'azienda; netta prevalenza delle coltivazioni a seminativi su quelle legnose, in cui continuano ad occupare un posto di rilievo la vite e l'olivo; attività zootecnica in calo; buona diffusione della meccanizzazione.
Sono questi alcuni degli elementi distintivi dello scenario disponibile alla vigilia del quinto Censimento dell'Agricoltura, come risulta dai dati relativi alla precedente rilevazione censuaria del 1990, integrati con le indagini strutturali svolte dall'Istat nel 1993 e nel 1997.
Negli ultimi anni questo settore ha subito una profonda trasformazione, si sono sviluppate attività nuove, come le colture biologiche, l'acquacoltura e l'agriturismo, particolari forme di artigianato, con una maggiore interrelazione tra agricoltura ed ambiente, con il territorio e con il mercato.
Questo variegato universo sarà messo a fuoco dal prossimo Censimento, che potrà offrire dunque la fotografia di un mondo rurale osservato in tutti i suoi aspetti, socio-economici e culturali. E servirà a comprendere meglio una realtà che appare in movimento, e che, accanto a elementi negativi (come il continuo calo dell'occupazione agricola, ridottasi del 5,5% nel 1999 rispetto all'anno precedente) presenta anche segnali di vitalità, con una crescita del valore aggiunto a prezzi costanti del 5,6% tra il 1998 e il 1999, un risultato decisamente superiore a quelli registrati nell'industria (+1,6%) e nel terziario (1%).

TENDENZA ALLA CONCENTRAZIONE DELLE AZIENDE
Ma vediamo, in base ai dati oggi disponibili, qual è la struttura del settore agricolo in Italia.
Nell'annata agraria 1996-97, le aziende rientranti nel campo di osservazione dell'indagine Istat* sono risultate pari a 2.315.000 con una diminuzione di 350.000 unità (-13,1%) rispetto alla situazione rilevata con il Censimento del 1990. 

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(*) Il campo di osservazione in questione (denominato campo CEE) considera un universo più ristretto di aziende agricole, in quanto esclude le aziende con Sau inferiore ad 1 ettaro (comprese le aziende esclusivamente zootecniche e forestali) la cui produzione commercializzata non supera un determinato valore economico (lire 3.500.000 per l'annata 1996-97)

La superficie totale era di 20.156.000 ettari e la superficie agricola effettivamente utilizzata (Sau) di 14.833.000 ettari, con diminuzioni, rispetto al 1990, rispettivamente del 6,1% e del 13%.
Questa contrazione del numero delle aziende si può attribuire sia a casi di abbandono dell'attività agricola da parte dei relativi conduttori, sia a una maggior concentrazione delle aziende, un fenomeno, quest'ultimo, presente anche in altri Paesi dell'Unione Europea. 
Da notare che, rispetto al Censimento del 1990, la diminuzione del numero delle aziende ha interessato in misura notevole tutte le forme di conduzione, con eccezione di quella 'diretta', che si avvale di sola manodopera familiare. Ed è proprio quest'ultima forma di conduzione a caratterizzare la struttura dell'azienda agricola italiana: ben 2.234.000 aziende, pari al 96,5% del totale, con una superficie complessiva di 15.457.000 ettari (76,7%) risultavano, infatti, nel 1997 a conduzione diretta del coltivatore. E l'81,7% di queste si avvaleva di sola manodopera familiare.

CRESCE LA DIMENSIONE MEDIA
Un altro dato interessante riguarda la dimensione media delle aziende che nel 1997 è risultata pari a 8,7 ettari, in crescita rispetto al 1990, soprattutto per quanto riguarda le aziende con salariati e compartecipanti (in economia) queste inoltre hanno raggiunto un'estensione media di 60,1 ettari (dai precedenti 52,9), di gran lunga superiore a quella delle aziende con differenti forme di conduzione. Si nota inoltre che, nel 1997, le aziende con Sau superiore a 20 ettari erano appena il 5,9% del totale e detenevano il 54,3% della superficie agricola complessiva utilizzata. Le aziende con oltre 50 ettari, pur essendo solo l'1,8% del totale, coprivano il 34,7% della stessa superficie, mentre le aziende con meno di un ettaro erano pari al 29,5% del totale e detenevano soltanto il 2% di Sau, a riprova della polverizzazione dell'azienda agricola italiana. 
Da segnalare comunque che, rispetto al 1990, l'indagine di tre anni fa metteva in luce come fosse sensibilmente diminuito il numero di aziende con meno di due ettari di superficie e significative riduzioni hanno interessato anche la fascia di aziende da 2 a 20 ettari. Per le aziende con ampiezza compresa tra 20 e 100 ettari c'è stato invece un incremento, sia nel numero sia nella superficie aziendale totale. In crescita è anche il numero delle aziende di dimensioni maggiori (100 ettari e oltre), che denunciavano, però, un calo della superficie totale.

PIÙ NUMEROSE MA PIÙ PICCOLE NEL MEZZOGIORNO
Per quanto riguarda la distribuzione delle aziende sul territorio nazionale, si rileva che nel '97 oltre la metà di esse (il 54,7% con il 49,6% di Sau) era insediata nel Mezzogiorno, il 28,5% nel settentrione (con il 34,9% di Sau) e il 16,8% al centro (con il 18,2% di Sau). C'è da notare inoltre che nel sud Italia l'ampiezza media delle aziende risultava di 6,9 ettari, inferiore dunque alla media nazionale di 8,7 ettari, mentre sia al nord, sia al centro avveniva il contrario, essendo la dimensione media rispettivamente di 11,1 e di 10,7 ettari.

VITIGNI PER VINO DI QUALITÀ
Nell'annata agraria 1996-97, dei 14,8 milioni di ettari di superficie agraria, 8,3 milioni risultavano destinati a seminativi, 2,6 milioni a coltivazioni legnose e 3,9 milioni a prati permanenti e pascoli.
Più in particolare, le aziende coltivatrici di cereali erano il 37,6% del totale, per complessivi 4,4 milioni di ettari (pari a oltre la metà della superficie destinata a seminativi e al 29% della Sau), di cui 2,4 milioni di ettari a frumento e 1 milione a granoturco.
Tra le coltivazioni legnose, si confermava la notevole diffusione della viti , che coinvolgeva 800mila aziende, nonostante le operazioni di estirpazione o di abbandono sollecitate e sostenute da disposizioni comunitarie. La superficie destinata a questa coltivazione era di 825.000 ettari, un ettaro in media per azienda.
Rispetto al 1990, si è verificata tuttavia una diminuzione della quota di aziende dedite alla coltivazione della vite (dal 41,3% al 34,6%), contrazione che ha riguardato, in particolare, le aziende che producono uva destinata alla produzione di vini comuni, mentre in crescita erano quelle con vitigni di vini Doc e Docg.
Sempre nel campo delle coltivazioni legnose, l'olivo si confermava al primo posto per quanto riguarda il numero delle aziende interessate (972.000), con una superficie investita di 1,1 milioni di ettari, pari a una media per azienda di 1,2 ettari.

MENO BOVINI E SUINI: SI DIFFONDE LA MECCANIZZAZIONE
Sul versante degli allevamenti si è registrata, con riferimento al 1° dicembre 1997, una diminuzione del numero delle aziende che si dedicano a questa attività, scese a 700mila (267.000 in meno rispetto al 1990). Quanto alle consistenze ci sono state flessioni per i bovini, suini, equini ed avicoli mentre sono aumentate quelle di ovini e caprini.
All'allevamento dei bovini si dedicavano 231.000 aziende (7,3 milioni di capi) con un abbandono dell'attività tra il 1990 e il 1997 da parte di 89.000 allevatori (-27,8%) e con una minor consistenza di capi pari a 424.000 unità (-5,5%). Le aziende allevatrici di suini sono risultate a loro volta 252.000 con 8,3 milioni di capi; in questo caso la flessione rispetto al 1990 è stata del 27,3% per le aziende e dell'1,2% per la quantità degli animali.
Notevole la diffusione della meccanizzazione che contribuisce ad accrescere la produttività. Sempre con riferimento all'annata agraria 1996-97 si nota che oltre due milioni di aziende (86,6%) utilizzavano uno o più mezzi meccanici per lavori agricoli, soprattutto trattrici e motocoltivatori. Seguono, per consistenza numerica, le aziende utilizzatrici di apparecchiature per l'irrorazione e la lotta antiparassitaria (768.000 aziende) e di mietitrebbiatrici (616.000 aziende).

UN'ATTIVITÀ ECONOMICA DA 43MILA MILIARDI DI LIRE
Il valore economico delle attività agricole nel 1997 è stato valutato, sulla base degli standard e parametri comunitari, in 42.800 miliardi di lire circa. 
C'è da osservare tuttavia che l'insieme delle aziende agricole classificate in base ai parametri economici non coincide con l'universo fisico-strutturale, essendo quest'ultimo superiore di 26.482 unità, comprendendo attività agricole non classificabili con i criteri prestabiliti per il calcolo del Reddito lordo standard (Rsl).
Il Rsl è dato dalla differenza tra il valore della produzione lorda di un ettaro (o di un capo di bestiame) e l'ammontare dei costi specifici sostenuti per ottenere tale produzione. 
Questa metodologia consente di quantificare l'unità di dimensione economica dell'azienda (Ude), che corrispondeva nel 1997 a 2.308.608 lire italiane. Poiché il reddito lordo standard è stato valutato pari a 18.543.358 Ude, il valore in lire italiane è, appunto, di quasi 43mila miliardi.
In particolare, il reddito lordo standard medio per azienda era di 8,1 Ude, pari a 18,5 milioni di lire. L'84% delle aziende risultava caratterizzato da un indirizzo specializzato e otteneva dalle attività produttive aziendali un Rls complessivo di 15,3 milioni di Ude, e quello medio di 8 Ude per azienda, mentre il reddito globale prodotto delle aziende miste era di 3,2 milioni e quello medio di 8,6 Ude.

 

LA BIO-AGRICOLTURA PIACE AL MEZZOGIORNO
Tra le "new entry" che caratterizzano il questionario del quinto Censimento della ruralità figura la realtà delle coltivazioni biologiche, un esempio per comprendere l'attenzione verso il nuovo di un sistema agricolo profondamente radicato nella tradizione

LE PAROLE CHIAVE DELLA NUOVA AGRICOLTURA
Tra le "new entry" che caratterizzano il questionario del quinto Censimento compaiono termini che parlano di una 'nuova agricoltura', capace di definirsi tale proprio nel corso degli anni Novanta.
L'immagine offerta dall'Istat nel corso dei prossimi mesi parlerà, per la prima volta, del sistema rurale italiano inteso nel suo complesso.
Produzione, commercializzazione, beni e servizi: in una parola, tutto ciò che rende l'agricoltura al tempo stesso più imprenditoriale e più vicina alle esigenze di chi la vive anche come un'occasione di relax e di vacanza.
In dieci anni, sulla scena del costume e della società del nostro Paese, si sono affacciati Internet e la scoperta del biologico, il desiderio di salvaguardare il patrimonio ambientale in generale e, in particolare, quello dei prodotti tipici italiani (anche attraverso la scoperta di itinerari gastronomici), ma è aumentato anche l'interesse verso la realtà degli agriturismo. Parole nuove che la nuova agricoltura ha saputo cogliere. E valorizzare.
Il Censimento dell'Agricoltura fornirà, quindi, anche indicazioni su produzioni 'di nicchia' e su colture emergenti. Solo per fare un esempio, basta scorrere i numeri dell'agricoltura biologica così come, al momento, possiamo ricostruire da fonti ufficiali (*); in attesa ovviamente, che questo censimento confermi e chiarisca dati, numeri e tendenze.

LA CULTURA DEL BIOLOGICO SI SPOSA CON INTERNET
Le coltivazioni ecocompatibili erano nate in Italia negli anni Settanta, ma è stato solo nel corso dell'ultimo decennio che il biologico ha avuto una crescita esponenziale, la più alta registrata in Europa.
Un'esplosione dovuta anche alla regolamentazione europea, decisa nel 1991, e al successivo inserimento della Direttiva nella legislazione italiana. 

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* (Le fonti sono un Country report sull'Italia presentato all'Ifoam, l'organizzazione internazionale del biologico, dai rappresentanti italiani nell'organismo, e poi i dati di Nomisma sul biologico indicati da Biobank, la banca dati dell'agricoltura biologica in Italia). 
E' solo da pochi anni, insomma, che la cultura del biologico ha preso piede in Italia. Ma sono bastati questi anni perché essa entrasse a pieno titolo in quella che è oggi la fotografia dell'agricoltura italiana. 

La percentuale della terra coltivata senza pesticidi, senza fitofarmaci e attraverso tecniche rispettose della natura è per ora il 5,4% del totale, con 788mila ettari di estensione nel 1998 (+39,5% rispetto all'anno precedente). 
Si tratta, però, di coltivazioni che non rappresentano un percorso all'indietro verso la tradizione e il mito dei vecchi tempi andati. L'agricoltura biologica in Italia, al contrario, è innovativa, si serve delle tecnologie avanzate e, per esempio, usa Internet per coordinarsi o per vendere i propri prodotti.
Il biologico italiano, poi, riserva altre sorprese. 
La prima è la suddivisione geografica delle aziende e delle aree coltivate. E' infatti il mezzogiorno d'Italia il protagonista dell'agricoltura biologica nel nostro Paese. 
Per una volta, il sud stravince senza appello sul resto dello Stivale in una 'competizione' economica. A parlare sono, del resto, i dati: due terzi delle aziende agricole biologiche, anzi, per essere precisi ben il 70%, si trovano nel meridione.

SARDEGNA E SICILIA LEADER IN BIO-AGRICOLTURA
A guidare la lista sono due regioni che spesso troviamo in fondo alle classifiche dello sviluppo, Sardegna e Sicilia, dove si trova quasi la metà delle terre a coltivazione biologica o in conversione (18.098 le aziende certificate esistenti al 31 dicembre 1998, equivalenti al 41,4% del totale italiano che di 44.141 imprese agricole, e quasi 379.000 ettari, cioè il 48,1% della superficie complessiva).
La Sardegna, poi, regione leader con oltre il 30% del totale della superficie dedicata, ha preso una sua strada ben precisa, con la scelta di piantare foraggio 'bio' per gli allevamenti.
L'isola del sole ha peraltro avuto sviluppo velocissimo: tra 1993 e 1995, per esempio, le aziende sono aumentate di due volte e mezza, e l'estensione delle terre è raddoppiata. Con i suoi 2.000 miliardi di lire (circa un miliardo di euro) mossi dal mercato del biologico, l'agricoltura organica è entrata a pieno titolo nel business della ruralità italiana. 
Nonostante i prezzi ancora alti rispetto ai prodotti dell'agricoltura tradizionale, infatti, gli alimenti "bio" sono arrivati alla grande distribuzione, se è vero che nel 1999 sono stati 624 (il doppio rispetto all'anno precedente) i supermercati della grande distribuzione che hanno esposto ortofrutta certificata dagli otto organismi di controllo del biologico accreditati presso il ministero dell'Agricoltura. 
Quasi mille, invece, sono i negozi specializzati, che si trovano per i due terzi nel nord Italia. La loro collocazione, peraltro, indica una discrepanza tra produzione e consumo, confermata anche dal fatto che un terzo della produzione italiana è destinata all'esportazione e che, per esempio, l'80% dei prodotti biologici coltivati in Emilia Romagna va nel nord Europa.

Le previsioni, in Italia come in Europa, tendono ancora al bello stabile, a giudicare anche dalla spinta dei consumatori verso i prodotti rispettosi degli equilibri naturali, dopo le notizie frequenti di frodi alimentari e di sperimentazione di organismi geneticamente modificati (Ogm).
A difendere i consumatori, poi, è arrivato anche un logo, che vale su tutto il territorio dell'Unione Europea: è composto da una spiga di grano che si stende su un fondo blu stellato, ed è accompagnata dalla scritta 'agricoltura biologica'.

 

DONNE E AGRICOLTURA:
IMPRENDITRICI ALLA RICERCA DELLA QUALITA'
E' una donna selettiva, professionale e innovatrice, quella che in questo ultimo decennio decide di diventare imprenditrice agricola. 
Lo dicono gli studi di settore e lo confermano i dati che via via sono stati elaborati dal 1990, anno dell'ultimo Censimento Istat dell'Agricoltura, sino a oggi.
La donna, che oggi conduce un'attività agricola, sta cambiando pelle, rispetto a quella che nei primi anni Settanta diede il via alla cosiddetta 'femminilizzazione' dell'agricoltura, una tendenza a cui è sempre stato dato un valore negativo perché sottolineava l'allontanamento degli uomini e dei giovani dalle campagne per andare a trovare lavoro in città, lasciando a casa mogli e figlie a occuparsi dell'azienda agricola di famiglia.

REGINE DELLE PICCOLE E MEDIE AZIENDE, VOTATE ALL'INNOVAZIONE
Negli anni Novanta, invece, si è assistito a una chiara fase di transizione, nella quale il fenomeno della femminilizzazione non solo si è fermato, ma è addirittura regredito, per lasciare poi il posto a un nuovo trend, quello della donna imprenditrice e innovatrice. 
Dal 1990 al 1997, anni nei quali diminuiscono in maniera drastica le aziende di piccola dimensione, le donne impiegate in agricoltura calano addirittura dell'11%.(*) 
Le conduttrici, le donne che, cioè, guidano le aziende agricole, diminuiscono, passando da 667mila a poco meno di seicentomila. Si contrae, cioè, il numero delle aziende a conduzione familiare, retaggio appunto della femminilizzazione, ma quelle che restano o che nascono in questo ultimo decennio, si qualificano per la loro professionalità. Perché a partire dal 1997 si assiste a un diverso sviluppo della presenza femminile nella ruralità; le donne continuano a puntare sulle piccole e medie dimensioni, guidando aziende che vanno dai 10 fino ai 20 ettari, non limitandosi però all'uso della terra per l'autoconsumo, bensì spostandosi sulla gestione professionale.
Le cosiddette aziende professionali guidate da donne, infatti, aumentano tra 1990 e 1997 del 3% (dal 10 al 13%), avvicinandosi al dato maschile (24%), mentre la quota femminile delle aziende per autoconsumo, al contrario, diminuisce dal 57% al 52%.

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* (Le fonti sono due saggi del seminario dell'Istat e dell'Osservatorio nazionale per l'imprenditoria femminile e il lavoro in agricoltura su "Il percorso delle donne in agricoltura: dalla terra all'impresa" 28 settembre 1999).


Una delle differenze più significative sta nel grado di istruzione dei conduttori delle aziende professionali, con una preminenza delle donne, che, seppure attestandosi su percentuali ancora modeste, mostrano una propensione a una istruzione più alta: nel 1997 le donne conduttrici laureate sono il 6% rispetto al 4% degli uomini, mentre quelle diplomate sono il 21% rispetto al 15% dei colleghi maschi. Gli uomini, invece, continuano a essere più presenti sulle grandi estensioni di terreno, mentre le aziende "in rosa" si vanno sempre più qualificando non in termini di quantità, bensì di qualità. Qualità che diventa, per loro, sinonimo di affari e di ricerca di una clientela ben definita. 

ENOLOGIA E AGRITURISMO SEMPRE PIÙ AL FEMMINILE
Basta guardare a un tratto specifico dell'azienda agricola, l'utilizzo dei terreni. Tanto per esemplificare, le aziende a conduzione femminile in cui vengono prodotte uve per vini Doc e Docg hanno aumentato le coltivazioni di vite del 72%. Un record di cui si vedono già gli effetti sia nel mercato enologico, sia nell'associazionismo femminile del settore. 
La selettività della nuova presenza di donne nella ruralità del 2000 è, però, evidente anche nella più generale capacità di innovare e di creare lavoro nuovo in campagna.
Come accade per due settori in espansione: quello dell'agriturismo e quello dell'agricoltura biologica. In tutt'e due le branche è fondamentale il rapporto che le donne hanno con il lavoro familiare. Nel primo caso, quello dell'agriturismo, è infatti immediato il legame tra ruolo di imprenditrice e quello di casalinga rurale. Un legame che, seppure meno evidente, è altrettanto presente anche nel caso delle donne che scelgono di seguire le regole dell'agricoltura biologica. 

 

LIEDHOLM E FAMIGLIA: DAI CAMPI DI CALCIO ALLA VIGNA
"Tutto è iniziato un po' per caso - spiega Nils, uno dei 'Mister' più celebri nella storia del calcio italiano - ma il merito del successo del nostro vino è oggi soprattutto di mio figlio Carlo."
Due generazioni di imprenditori agricoli nella tenuta di Cuccaro Monferrato

Mister Nils Liedholm, 78 anni, svedese di nascita, italiano di adozione. 
E' nel nostro paese dagli anni cinquanta. Prima come giocatore, poi come allenatore, ha diviso la sua carriera soprattutto tra Milan e Roma. 
Famoso nel mondo del calcio, Liedholm è celebre anche per un'altra passione: la campagna. 
Chiediamo al mister, quando ha deciso di comprare la sua tenuta di Cuccaro Monferrato. 

"La scelta è stata casuale. Nel 1973 noi abitavamo a Sanremo. A quei tempi con la mia famiglia ci eravamo innamorati di un'altra casa, una villa. 
Io ho venduto il mio appartamento, ma nel frattempo la proprietaria della villa, nonostante la promessa che mi aveva fatto, aveva già venduto la villa ad altri.
Mi sono trovato, quindi, con i soldi in mano, ma senza un tetto. A quel punto è stato il caso che ci ha portato verso la campagna e la tenuta di Cuccaro Monferrato, che ci è subito piaciuta."

Quanto tempo trascorre durante l'anno in campagna?
"Cuccaro Monferrato è praticamente la mia casa. L'ho sempre considerata così, e anche se adesso lavoro a Roma, la mia casa è sempre Cuccaro, mentre nella capitale vivo in albergo. E poi - i tifosi di calcio lo sanno bene - l'allenatore non può avere una casa fissa, visto che l'esonero è sempre dietro l'angolo..."

Cosa ha deciso di coltivare sulla sua terra? 
A Cuccaro c'era già la vigna, io ho soltanto continuato il lavoro. La vigna è abbastanza celebre, così come il vino dei Liedholm, ma il merito non è certo mio, ma di mio figlio che ha deciso di seguire l'azienda. E' lui che porta avanti la campagna, ed è veramente bravissimo." 
Carlo Liedholm, 42 anni, figlio di Nils.
A lui allora ci rivolgiamo per sapere come è nata l'idea di seguire l'azienda agricola e quale è stato il primo rapporto con la campagna. 

"Nel 1973 avevo quindici anni. Tutta la famiglia seguiva papà nei suoi spostamenti, ma la nostra esperienza era sempre stata quella della vita in città. All'inizio, dunque, non ho vissuto bene la campagna. Poi ho cominciato ad apprezzare la vita più tranquilla, e infine ho cominciato ad amarla, soprattutto dopo che ho cominciato a seguire direttamente io nel 1985 l'azienda agricola, curata inizialmente da mia madre.".

Con un papà allenatore è strano che non si diventi calciatore, ma agricoltore...
"Non avevo il calcio nelle vene: devo dire che non ho mai pensato ad una carriera sui campi di Serie A " 

Torniamo allora ai suoi campi. Carlo Liedholm, cosa produce la sua azienda agricola?
Vino soprattutto. Quella del Monferrato è una zona di vigne storiche, anche se in 15 anni ci sono stati molti cambiamenti.
Prima queste colline erano piene di vigneti, poi, quando l'uva è cominciata a costare meno del grano, produrre vino è sembrato essere una fatica sprecata. 
Peccato, perché in molti in quel periodo hanno lasciato le vigne, e molti esperti del settore se ne sono andati. Poi è cambiato il vento: se allora venivano offerti incentivi per espiantare, adesso ci sono quelli per rimpiantare le vigne. 
Il nostro lavoro è a ciclo completo: produciamo l'uva e la trasformiamo fino alla bottiglia finita."

Come si svolge la sua giornata tipo in campagna? 
"In campagna per abitudine ci si alza presto. Alle 6,30 sono in piedi, alle 8 sono nei campi o in cantina a seguire i lavori. Faccio una pausa di un'ora tra l'una e le due, poi riprendo fino a sera."

Quali sono le dimensioni dell'azienda agricola Liedholm? 
"Piccola, puntiamo alla qualità. Produciamo 80-90mila bottiglie di vino all'anno anche se speriamo nel salto di 'quantità'. I nostri vini più conosciuti sono il Barbera e il Grignolino. Metà del mercato è destinato ad una clientela italiana, l'altra metà all'estero."

Avete un sito Internet? O pensate in futuro di vendere il vostro vino in rete? 
"Il sito è in allestimento, l'indirizzo è http://www.liedholm.com: però credo che, per un'azienda come la nostra, Internet sia soprattutto una vetrina.
Chi compra le bottiglie di vino in rete si rivolge soprattutto ai rivenditori, non ai produttori."

Lei si reputa un esperto di vino. E a casa Liedholm chi è l'assaggiatore più competente? 
"Io penso di essere abbastanza competente soprattutto sui vini francesi. Papà un po' meno.
In generale, il consumatore italiano oggi conosce meglio il vino, si sta diffondendo una cultura diversa. Fino a qualche anno fa, gli inglesi e i tedeschi conoscevano tutto dei nostri vini. Il cliente italiano sapeva solo la differenza tra rosso e bianco.".

Agriturismo ed enoturismo sembrano le nuove tendenze della campagna italiana. Alla tenuta Liedholm quali iniziative vengono prese? 
"Non ho mai pensato di avviare un agriturismo e non amo molto queste strutture. 
Per quanto riguarda l'enoturismo invece, da molti anni la nostra azienda riceve visitatori italiani e stranieri. In molti telefonano prima, altri si presentano direttamente sul posto. Tutti sono i benvenuti. Nell'Azienda Liedholm offriamo visita e degustazione gratis: siamo rimasti tra i pochi in Italia a non far pagare per entrare nelle nostre cantine."

 

ISTAT - Da 75 anni riflette e analizza l'Italia che cambia
Nato nel 1926, l'Istituto Nazionale di Statistica è il maggior produttore di dati demografici, economici e sociali del Paese.
All'Istat è anche affidato il coordinamento del Sistema Statistico Nazionale (Sistan) istituito nel 1989 al fine di garantire l'unità di indirizzo, l'omogeneità organizzativa e la razionalizzazione dei flussi informativi statistici a livello centrale e locale, per consentire a tutti l'accesso all'informazione prodotta.
Il Sistema è costituito, oltre che dall'Istat, dagli uffici di statistica delle amministrazioni statali, da quelli delle Regioni e Province autonome, delle Province, Comuni, Camere di commercio e altri enti di interesse nazionale.

150 PROGETTI DI RICERCA
Il programma operativo dell'Istituto prevede oltre 150 progetti di ricerca: il 51% di essi riguarda l'area economica, il 19% quella sociale, il 5% quella demografica, il 5% l'ambiente, mentre gli altri progetti si riferiscono alle aree sanitaria e metodologica.
I censimenti dell'agricoltura, della popolazione e delle abitazioni, dell'industria e dei servizi - che offrono un ampio quadro di dati con fine dettaglio territoriale - sono indispensabili per comprendere la realtà sociale e produttiva del Paese e costituiscono la base per altre rilevazioni, elaborazioni e analisi.
Attraverso comunicati stampa, l'Istat diffonde, secondo un calendario prefissato, statistiche sulla contabilità nazionale, i prezzi al consumo, i prezzi alla produzione, produzione, vendite, fatturato e ordinativi, lavoro e retribuzioni, bilancio demografico, commercio con l'estero.

PIÙ ATTENZIONE ALLA QUALITÀ DELLA VITA E AL TERRITORIO
Numerose nuove iniziative sono orientate a migliorare la qualità dei dati e l'ampiezza dell'informazione: è in corso, ad esempio, una profonda ristrutturazione dell'indagine sulle forze di lavoro, che verrà distribuita su tutto l'arco dell'anno. Saranno rilevati fenomeni non considerati in precedenza: quali la formazione, la sottoccupazione, l'impegno di lavoro desiderato. Nuove informazioni di carattere congiunturale saranno pubblicate con riferimento all'occupazione e alle retribuzioni delle piccole e medie imprese e al fatturato di alcuni settori dei servizi, in attuazione dei Regolamenti dell'Unione Europea. Maggiore attenzione, infine, verrà data alla qualità della vita con una rilevazione sull'uso del tempo.
Tra le linee strategiche dell'Istituto vi è anche l'attenzione al territorio: l'obiettivo è quello di produrre informazioni statistiche integrate sulla realtà economica e sociale locale e di realizzare sistemi informativi geografici. Proprio in quest'ottica saranno messe a punto le nuove basi territoriali per i censimenti del 2000-2001.

DATI ACCESSIBILI A TUTTI CON PIÙ INFORMAZIONI ON LINE
L'Istat è presente con propri sportelli su tutto il territorio nazionale. Dopo aver aperto nel 1990 il Centro diffusione di Roma, nel corso del 1995 sono stati messi a disposizione dei cittadini i Centri d'informazione statistica (Cis) in ogni Regione e Provincia autonoma. L'attivazione dei Centri si inquadra in un più ampio programma che ha l'obiettivo di avvicinare diverse categorie di utenti all'informazione statistica: dallo studente (è operativo anche uno sportello 'tesi di laurea') al giornalista, dall'operatore economico al semplice cittadino, dalla pubblica amministrazione all'impresa.
L'Istituto, che dispone di una consistente produzione editoriale raccolta in sei collane (Annuari, Informazioni, Argomenti, Metodi e Norme, Essays, Annali di statistica), sta potenziando sensibilmente la diffusione delle informazioni on line attraverso il sito www.istat.it. Dispone inoltre di una biblioteca con oltre 400mila volumi e 2.600 periodici, dove è possibile svolgere ricerche personalizzate anche su cataloghi di altre biblioteche e banche dati on line.

 


"Un censimento di svolta nella storia dell'Istat"
"Il quinto Censimento dell'Agricoltura è destinato a segnare una tappa importante nell'attività statistica dell'Istituto. La rilevazione, infatti, non punta solo alla scoperta e all'analisi della realtà economica di questo settore, come avveniva in passato, ma vuole far emergere le caratteristiche del "mondo rurale" nel suo complesso. 
Si tratta dunque di un approccio di più ampio respiro che servirà a far emergere e a quantificare fenomeni nuovi che si sono manifestati con una certa intensità negli ultimi anni, come le coltivazioni biologiche, l'agriturismo, l'acquacoltura, l'artigianato legato all'attività agricola, e che permetterà di comporre un quadro completo e finemente dettagliato dell'intero settore. 
Tutto ciò consentirà di disporre di una base conoscitiva affidabile sia per la definizione di politiche comunitarie, nazionali e locali, sia per l'individuazione di singole strategie aziendali. 
A raggiungere questi risultati contribuiranno una serie di novità metodologiche introdotte nell'indagine. 
La base territoriale di riferimento unica adottata in tutto il paese sarà di 600mila unità di rilevazione e verrà utilizzata anche per i censimenti dell'agricoltura, della popolazione e delle abitazioni, dell'industria e dei servizi, che si svolgeranno nel 2001. 
Sarà così possibile ottenere per ogni singola porzione di territorio una fisionomia statistica estremamente dettagliata e utilizzare i dati e le informazioni ottenute per rispondere a differenti esigenze di analisi e di valutazione: è un grande passo avanti nell'interpretazione dell'evoluzione del nostro sistema socio- economico."

                                                                Alberto Zuliani
                                                                Presidente Istat

 

"Rispondere al censimento agricolo per far emergere le nostre aree di eccellenza"
"Questo censimento probabilmente servirà a confermare l'immagine che ormai tutti abbiamo di una agricoltura fortemente organizzata, non più confinata in uno spazio rurale lontano dalle innovazioni e dalle dinamiche del paese, ma fortemente correlata al sistema produttivo italiano. Un'agricoltura, proprio per questa ragione, meccanizzata e ben disposta verso le nuove tecnologie. In una parola, quel tipo di attività che piace all'Unione Europea e verso la quale è propensa ad investire risorse importanti per lo sviluppo del proprio sistema agricolo.
Del resto la programmazione prevista da Agenda 2000, con l'allargamento degli aiuti ad alcuni paesi dell'Est europeo, vede profilarsi il pericolo - in assenza di una nuova fase di rinnovata progettualità - che l'agricoltura italiana veda ridursi i contributi concessi dall'Unione Europea. Valorizzare le nuove tendenze in atto (dall'attenzione nei confronti del biologico, all'agriturismo, alla difesa dei prodotti tipici), è probabilmente il miglior modo per darsi un futuro. Coerente con la nostra tradizione, ma in linea con i dettami europei. 
I conduttori di attività agricola che riceveranno la visita dei rilevatori sappiano che il modo migliore per "farsi conoscere" - non personalmente, ovviamente, visto che l'Istat da sempre tutela la privacy dei suoi interlocutori, ma per aree e zone geografiche votate a una coltura o alla lavorazione di certe materie prime - rimane quello di rispondere tempestivamente alle domande del questionario. I risultati, opportunamente elaborati e messi in relazione ad altre informazioni di tipo socio-economico elaborate dal nostro Istituto, serviranno a costruire una mappa delle aree di eccellenza del sistema produttivo italiano. Verso le quali potranno confluire interessi e finanziamenti, da parte del settore pubblico e privato".

                                                           Enrico Giovannini
                                Direttore del dipartimento statistiche economiche o italiano.