IL QUINTO CENSIMENTO DELL'AGRICOLTURA: I RISULTATI PRELIMINARI


Una tendenza alla diminuzione, ma non omogenea nel territorio, con una spiccata vocazione agricola del Sud.

L'Istat presenta oggi i risultati preliminari, del censimento svolto nei mesi scorsi, con riferimento alla data del 22 ottobre 2000.

Grazie a questi dati, è possibile avere le prime informazioni di tendenza sulla numerosità e sulla distribuzione territoriale delle aziende agricole, ed effettuare i primi confronti con i dati relativi al precedente censimento agricolo condotto dall'Istat nel 1990.

L'UNIVERSO CENSITO: OLTRE DUE MILIONI E MEZZO DI AZIENDE
Nei 7.475 Comuni, pari al 92,3% del totale dei comuni italiani, che hanno terminato le operazioni di raccolta dei dati, le aziende agricole censite sono complessivamente 2,3 milioni, pari al 74,4% dell'analogo universo aziendale del 1990, con un decremento per gli stessi comuni di più del 13%.

Le variazioni percentuali rispetto al 1990 sono state utilizzate per elaborare la stima dell'universo aziendale anche con riferimento ai 625 comuni nei quali le operazioni di raccolta non sono ancora concluse, (dei quali 14, comunque, hanno dichiarato ufficialmente di non avere aziende agricole). 

Sulla base delle prime proiezioni, la stima preliminare dell'universo delle aziende agricole italiane nel 2000 indica poco meno di 2.618.000 unità, con una diminuzione del 13,4% rispetto all'universo censito nel 1990

Numero di aziende agricole censite nel 1990 e prime proiezioni del Censimento 2000, per regione
Regioni Censimento 1990 Censimento 2000
(prime proiezioni)
Variazione %
2000/1990
Piemonte 194.078 120.262 -38,0
Valle d'Aosta 9.180 6.573 -28,4
Lombardia 132.160 75.206 -43,1
   Bolzano 27.435 26.755 -2,5
   Trento 36.069 34886 -3,3
Veneto 224.913 192.894 -14,2
Friuli-V. Giulia 57.848 35.474 -38,7
Liguria 72.479 43.961 -39,3
Emilia-Romagna 150.736 110.014 -27,0
Toscana 149.741 144.349 -3,6
Umbria 58.551 57.371 -2,0
Marche 80.832 65.218 -19,3
Lazio 238.269 221.674 -7,0
Abruzzo 106.780 82.682 -22,6
Molise 41.415 34.656 -16,3
Campania 274.862 253.791 -7,7
Puglia 350.604 342.161 -2,4
Basilicata 83.355 83.952 0,7
Calabria 211.962 197.914 -6,6
Sicilia 404.204 373.144 -7,7
Sardegna 117.871 114.853 -2,6
Italia 3.023.344 2.617.790 -13,4

Numero di aziende agricole censite nel 1990 e prime proiezioni del Censimento 2000, per ripartizione geografica
Ripartizioni geografiche Censimento 1990 Censimento 2000
(prime proiezioni)
Variazione
%2000/1990
Nord-ovest 407.907 246.002 -39,7
Nord-est 497.001 400.023 -19,5
Centro 527.393 488.612 -7,4
Sud 1.068.978 995.156 -6,9
Isole 522.075 487.997 -6,5
Italia 3.023.344 2.617.790 -13,4

AZIENDE AGRICOLE IN FLESSIONE PIÙ AL NORD CHE NEL MEZZOGIORNO
A livello territoriale più dettagliato, la tendenza alla diminuzione si è manifestata con intensità differente, tanto che la distribuzione geografica del numero di aziende agricole attive risulta mutata nel 2000 in misura significativa rispetto al 1990: dieci anni fa le aziende agricole del meridione rappresentavano il 36% del totale nazionale, mentre oggi costituiscono il 38% del totale. Analogamente la quota delle aziende localizzate nelle isole è salita dal 17% al 19%.

Nelle altre ripartizioni geografiche, le rispettive quote percentuali sono diminuite. Di particolare consistenza la contrazione registrata nelle regioni nord-occidentali, dove nel 1990 le aziende agricole rappresentavano complessivamente il 13% delle unità operanti nel nostro Paese e oggi sono scese al 9%.

Le modifiche intervenute durante il corso del decennio passato nella distribuzione territoriale delle aziende agricole sono il risultato di tendenze piuttosto differenziate tra le varie regioni. Il fenomeno della diminuzione delle aziende agricole rispetto agli analoghi dati del 1990 risulta dunque particolarmente intenso nelle regioni nord-occidentali, dove il tasso di variazione delle aziende tra il 1990 e il 2000 è stato pari a -39,7%.

Le maggiori diminuzioni si sono registrate in Lombardia (-43,1%), ma sono state consistenti anche in Piemonte (-38,0%) e Liguria (-39,3%). 

Meno intensa la diminuzione delle aziende nelle regioni nord-orientali (-19,5%, anche se le singole regioni mostrano differenze consistenti rispetto alla tendenza media di ripartizione. In particolare, il fenomeno è stato assai consistente in Friuli-Venezia Giulia (-38,7%) e intenso in Emilia-Romagna (-27%), mentre nel Veneto è stato di intensità analoga a quella media nazionale.

Di bassa intensità è la diminuzione registrata nelle due province autonome di Trento e Bolzano.

Il numero delle aziende agricole è diminuito in modo meno consistente nelle regioni centrali (7,4%); tuttavia Umbria e Toscana hanno visto restringersi di poco il proprio universo aziendale (rispettivamente -2,0% e -3,6%). Diversa è la situazione riscontrata nelle Marche, che hanno registrato una forte variazione negativa delle aziende (-19,3%).

Diminuzioni complessivamente più contenute della media nazionale si registrano nelle regioni meridionali e insulari (-6,9% nelle prime e -6,5% nelle seconde). Anche in queste aree geografiche i dati preliminari mostrano differenze di rilievo tra regione e regione. In particolare, la diminuzione delle aziende è stata più consistente in Abruzzo (-22,6%) e in Molise (-16,3%) e assai contenuta in Sardegna (-2,6%), in Puglia (-2,4%) e in Basilicata (+0,7%).

ALLE ULTIMISSIME BATTUTE LA RACCOLTA DEI DATI
Attualmente le operazioni di rilevazione sul campo stanno per essere concluse: alla data del 16 marzo 2001 risultano aver terminato le operazioni di raccolta dei dati 7.475 Comuni.

Essi rappresentano il 92,3% del totale dei Comuni e il 93,4% di quelli "attivi", vale a dire degli 8.006 Comuni che hanno comunicato periodicamente lo stato di avanzamento dei lavori sul proprio territorio, compresi 14 Comuni per i quali non sono state individuate aziende agricole localizzate nel loro territorio.

Numero di Comuni in complesso, attivi e che hanno terminato la raccolta dei dati, per regione
Regioni Totale ATTIVI CHIUSI
Numero %
sul Totale
Numero %
sul Totale sui Comuniattivi
Piemonte 1.206 1.149 95,3 951 78,9 82,8
Valle d'Aosta 74 74 100,0 66 89,2 89,2
Lombardia 1.546 1.532 99,1 1.518 98,2 99,1
   Bolzano 116 116 100,0 116 100,0 100,0
   Trento 223 222 99,6 222 99,6 100,0
Veneto 581 580 99,8 574 98,8 99,0
Friuli-V. Giulia 219 214 97,7 209 95,4 97,7
Liguria 235 235 100,0 226 96,2 96,2
Emilia-Romagna 341 340 99,7 323 94,7 95,0
Toscana 287 287 100,0 282 98,3 98,3
Umbria 92 92 100,0 81 88,0 88,0
Marche 246 246 100,0 244 99,2 99,2
Lazio 377 372 98,7 295 78,2 79,3
Abruzzo 305 305 100,0 297 97,4 97,4
Molise 136 136 100,0 126 92,6 92,6
Campania 551 548 99,5 513 93,1 93,6
Puglia 258 258 100,0 211 81,8 81,8
Basilicata 131 131 100,0 131 100,0 100,0
Calabria 409 409 100,0 393 96,1 96,1
Sicilia 390 390 100,0 348 89,2 89,2
Sardegna 377 370 98,1 349 92,6 94,3
Italia 8.100 8.006 98,8 7.475 92,3 93,4

Numero di Comuni in complesso, attivi e che hanno terminato la raccolta dei dati, per regione
Regioni Totale ATTIVI CHIUSI
Numero %
sul Totale
Numero %
sul Totale sui Comuniattivi
Nord-ovest 3.061 2.990 97,7 2.761 90,2 92,3
Nord-est 1.480 1.472 99,5 1.444 97,6 98,1
Centro 1.002 997 99,5 902 90,0 90,5
Sud 1.790 1.787 99,8 1.671 93,4 93,5
Isole 767 760 99,1 697 90,9 91,7
Italia 8.100 8.006 98,8 7.475 92,3 93,4

Non si dispone di informazioni per 94 Comuni, che risultano concentrati nelle regioni nord-occidentali, e soprattutto in Piemonte, regione particolarmente colpita dagli eventi calamitosi dell'autunno 2000.

A livello di grandi ripartizioni territoriali, la raccolta dei dati risulta terminata, in ordine di importanza, nel 98,1% dei Comuni dell'Italia nord-orientale, nel 93,5% di quelli del Sud, nel 92,3% di quelli dislocati nelle regioni nord-occidentali, nel 91,7% dei comuni delle isole, ed, infine, nel 90,5% degli enti delle regioni centrali.

In quasi tutte le regioni le operazioni di raccolta dei dati risultano concluse per il 90% dei Comuni. Fanno eccezione il Piemonte (78,9%), il Lazio (78,2%) e la Puglia (81,8%). I Comuni che non hanno ancora chiuso le operazioni di raccolta dei dati sono quelli con universi aziendali abbastanza consistenti e ricadono prevalentemente nelle Province di Torino, Asti e Cuneo per il Piemonte, Roma e Latina per il Lazio, e Foggia e Brindisi per la Puglia. Altri casi particolari sono costituiti dalle Province di Caserta, dove sui 103 Comuni di competenza solo 19 hanno comunicato la chiusura delle attività, di Benevento (58 Comuni su 78) e di Agrigento (22 Comuni su 43).

OBIETTIVI E METODOLOGIE DEL CENSIMENTO 2000
Il 5° Censimento dell'Agricoltura è stato effettuato in una fase di trasformazione strutturale del settore agricolo italiano.
 
La riforma della politica agricola comunitaria (Pac), unitamente al varo di "Agenda 2000", che prevede l'allargamento dell'Unione europea ad alcuni paesi dell'Europa Centrale e dell'Est, impongono un ripensamento profondo delle strategie di sviluppo del settore, sempre più orientato a svolgere un ruolo multifunzionale, di carattere economico, ambientale e sociale.

Per questi motivi, tra gli obiettivi di informazione statistica perseguiti con il Censimento, hanno avuto rilevanza quelli di una più approfondita conoscenza della struttura organizzativa delle aziende agricole, della composizione sociale degli addetti, degli aspetti legati alle relazioni tra attività agricole e tutela dell'ambiente.

Sul piano metodologico, il Censimento agricolo del 2000, pur continuando ad utilizzare una tecnica di rilevazione tradizionale basata sull'impiego dei rilevatori e di interviste "faccia a faccia", ha adottato numerose ed importanti novità rispetto al passato.

Concluse le operazioni di aggiornamento dello schedario delle unità soggette al Censimento, l'Istat ha inviato a ciascun Comune l'elenco delle aziende agricole ancora esistenti ed attive, ripartite secondo il foglio di mappa catastale nel quale risultava ubicato il centro aziendale. Unitamente a tale elenco, l'Istat ha spedito ai Comuni i questionari di azienda, corredati dalle corrispondenti etichette adesive sulle quali sono stati prestampati i principali caratteri identificativi dell'azienda, risultanti dall'aggiornamento.

Durante la raccolta dei dati è stata svolta un'intensa e costante opera di monitoraggio delle operazioni censuarie a tutti i livelli.

A questo fine gli organi di rilevazione hanno compilato appositi modelli contenenti informazioni sintetiche sulle aziende agricole censite, man mano che si acquisivano i questionari compilati.

Il monitoraggio delle attività svolte dai Comuni è stato effettuato dalla rete delle Camere di Commercio, con la collaborazione dell'Ufficio di statistica dell'Unioncamere. Esso è avvenuto utilizzando la rete Internet, con una cadenza generalmente quindicinale.

In particolare, gli Uffici di Censimento Comunali hanno inviato appositi resoconti delle attività svolte agli uffici camerali, i quali hanno provveduto all'immissione di tali dati nel sistema informatico predisposto dall'Istat.

Questo sistema di monitoraggio ha permesso di seguire in tempo reale l'andamento delle operazioni censuarie ed ha anche consentito di ottenere alcune informazioni di sintesi che costituiscono i risultati preliminari. Questi sono stati ottenuti mediante elaborazione dei modelli di riepilogo (modello Istat RIL 2) compilati dai Comuni per il monitoraggio della raccolta dei dati.

Sul piano dell'organizzazione, il sistema degli organi di rilevazione per il Censimento agricolo è stato improntato alla massima integrazione e valorizzazione delle specifiche competenze dei soggetti che fanno parte del Sistema Statistico Nazionale (Sistan) e svolgono attività statistica sul territorio nazionale.

GLI ATTORI DEL CENSIMENTO
La rete censuaria è stata organizzata dall'Istat coinvolgendo Comuni, Regioni e Camere di commercio nel complesso disegno delle operazioni di progettazione, rilevazione e controllo. Sulla base del Protocollo d'intesa stipulato tra l'Istat e la Conferenza Stato-Regioni il 5 agosto 1999, è stata data la facoltà di adattare le modalità di svolgimento di alcune attività previste a livello nazionale alle specificità delle diverse realtà territoriali, mediante l'elaborazione di piani di censimento regionali, pienamente integrati con quello generale messo a punto dall'Istat. In tale contesto, tutte le Regioni hanno redatto i loro piani, successivamente valutati dall'Istat sotto il profilo metodologico e modificati, ove necessario, per renderli più coerenti con il piano generale. La rete di rilevazione impegnata nella realizzazione del censimento è stata costituita da:

l'Istat, con il compito di sovrintendere, coordinare e monitorare le attività degli organi censuari, anche attraverso le sue articolazioni territoriali (Uffici regionali);

l'Ufficio di statistica dell'Unioncamere, con il compito di collaborare con l'Istat nel monitoraggio della rete censuaria costituita dagli Uffici di censimento provinciale;

le Commissioni tecniche regionali, cui è affidato il compito di valutare a livello regionale il buon andamento delle operazioni censuarie, sulla base dei report sottoposti dagli Uffici di censimento regionali; 

gli Uffici di censimento regionale, con il compito di riepilogare ed analizzare a livello regionale le informazioni ricevute dagli Uffici di censimento provinciali, nonché di intervenire per risolvere tempestivamente i problemi messi in evidenza dal monitoraggio;

gli Uffici di censimento provinciali, in generale costituiti presso le Camere di Commercio e chiamati a svolgere funzioni di controllo dell'attività censuaria a livello provinciale e ad intervenire per risolvere tempestivamente i problemi che il monitoraggio dovesse evidenziare;

i responsabili provinciali dei coordinatori intercomunali, cui è stato affidato il compito di sovrintendere e verificare l'attività degli Uffici di censimento comunali;

gli Uffici di censimento comunali, con il compito di comunicare all'Ufficio di censimento provinciale i dati relativi al numero dei questionari compilati, all'andamento delle operazioni di rilevazione effettuate, allo stato di avanzamento dei lavori e degli adempimenti connessi. 

Sono da segnalare, anche se non coinvolti nella attività di rilevazione e controllo, il ruolo e le funzioni svolti dai Sindaci e dai Prefetti, chiamati, ove necessario, ad intervenire per assicurare il regolare svolgimento delle operazioni di censimento nei rispettivi territori e ambiti di competenza. Per svolgere le operazioni sul campo, l'Istat ha coinvolto tutti i soggetti territoriali facenti parte del Sistan, interessando complessivamente oltre 36 mila persone, di cui 25 mila rilevatori


Struttura della rete censuaria, per regione

Regioni Comuni Ispettori provinciali Unità - organi di rilevazione Totale unità di rilevazione
Regioni Responsabili coordinatori provinciali Responsabili coordinatori comunali Rilevatori
Responsabili coordinatori intercomunali Coordinatori intercomunali
Piemonte 1.206 8 29 130 8 1.206 1.642 3.023
Valle d'Aosta 74 1 1 8 1 74 94 179
Lombardia 1.546 11 36 108 11 1.546 1.747 3.459
Trentino Alto Adige 339 2 2 32 2 339 615 992
Veneto 581 7 29 75 7 646 1.731 2.495
Friuli V. Giulia 219 4 7 31 4 219 413 678
Liguria 235 4 11 37 4 242 462 760
Emilia Romagna 341 9 23 59 9 348 1.067 1.515
Toscana 287 10 34 64 10 367 1.248 1.733
Umbria 92 2 12 20 2 127 499 662
Marche 246 4 17 52 4 276 639 992
Lazio 377 5 15 87 5 538 1.897 2.547
Abruzzo 305 4 11 40 4 323 771 1.153
Molise 136 2 6 16 2 136 339 501
Campania 551 5 12 105 5 582 2.231 2.940
Puglia 258 5 26 80 5 643 3.062 3.821
Basilicata 131 2 9 35 2 169 743 960
Calabria 409 5 12 78 5 511 1.746 2.357
Sicilia 390 9 24 150 9 685 3.106 3.983
Sardegna 377 4 19 100 4 377 1.016 1.520
Italia 8.100 103 335 1.307 103 9.354 25.068 36.270

Struttura della rete censuaria, per ripartizione geografica
Regioni Comuni Ispettori provinciali Unità - organi di rilevazione Totale unità di rilevazione
Regioni Responsabili coordinatori provinciali Responsabili coordinatori comunali Rilevatori
Responsabili coordinatori intercomunali Coordinatori intercomunali
A - valori assoluti
Nord-ovest 3.061 24 77 283 24 3.068 3.945 7.421
Nord-est 1.480 23 62 197 22 1.552 3.826 5.680
Centro 1.002 30 78 223 21 1.308 4.283 5.934
Sud 1.790 15 50 354 23 2.364 8.892 11.732
Isole 767 19 64 250 13 1.062 4.122 5.503
Italia 8.100 103 335 1.307 103 9.354 25.068 36.270
B - percentuali verticali
Nord-ovest 37,7 23,3 23,0 21,6 23,3 32,7 15,7 20,4
Nord-est 18,3 21,4 18,2 15,1 21,4 16,6 15,3 15,7
Centro 12,4 20,4 23,3 17,1 20,4 14,0 17,1 16,4
Sud 22,1 22,3 22,7 27,1 22,3 25,3 35,5 32,3
Isole 9,5 12,6 12,8 19,1 12,6 11,4 16,4 15,2
Italia 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

Ciascuno degli Enti chiamati a compartecipare alla realizzazione del censimento ha contribuito con personale qualificato. In particolare, le Regioni hanno affidato l'assistenza tecnica a 1.307 coordinatori intercomunali (CIC), da esse funzionalmente dipendenti, coordinati a loro volta a livello provinciale da 335 responsabili (RPCIC). Le Camere di commercio hanno provveduto al coordinamento e al monitoraggio delle operazioni di raccolta dei dati nell'ambito della propria Provincia attraverso 103 responsabili, coadiuvati in molti casi da altro personale dipendente, soprattutto per le attività di monitoraggio on-line dello stato di avanzamento delle operazioni. Infine, gli Uffici comunali (UCC) hanno messo in campo 9.354 soggetti, tra responsabili e coordinatori, con l'incarico prevalente di assistere e coordinare l'attività dei 25mila rilevatori.

L'Istat, a sua volta, oltre ad avvalersi a livello centrale di tutti i soggetti direttamente preposti alla realizzazione del censimento, ha coordinato e controllato a livello locale tutte le operazioni censuarie attraverso i propri Uffici regionali, che in particolare hanno fornito 103 ispettori provinciali.

LA DIFFUSIONE DEI DATI : I PROSSIMI APPUNTAMENTI
I lavori proseguiranno intensamente nei prossimi mesi con l'elaborazione dei dati, la loro validazione e la preparazione dei volumi per la diffusione dei risultati.

Alla fine del mese di maggio saranno disponibili i risultati provvisori. Essi riguarderanno il numero delle aziende censite e la relativa superficie totale ed agricola utilizzata, ripartita tra le principali forme di utilizzazione, le consistenze degli allevamenti bovini, suini, ovini e caprini, le aziende viticole e la relativa superficie investita a vite. Il dettaglio territoriale sarà Stato, Regione, Provincia e Comune. La loro diffusione avverrà su supporto cartaceo e su CD-rom;

I risultati definitivi saranno pubblicati nel periodo settembre- dicembre 2001, secondo un piano editoriale che prevede una consistente serie di volumi di tipo tradizionale e tematici (circa 170 volumi), con utilizzazione di strumenti e prodotti in linea con le scelte e le strategie attuali dell'Istat (data warehouse, maggiore utilizzazione di prodotti informatici, minor ricorso al supporto cartaceo, ecc.).

 


CENSIMENTO ALLE ULTIME BATTUTE: TRA MENO DI DUE SETTIMANE PRONTI I RISULTATI PRELIMINARI

Alla Fiera di Verona l'Istat fa il punto sul censimento dell'agricoltura. A maggio i primi dati provvisori su consistenza e tipologia delle nostre aziende.

Il quinto censimento dell'agricoltura, il primo del terzo millennio, è ormai arrivato a metà del suo percorso: sta per partire la fase più complessa e delicata dell'intera operazione.
Quella che sta per partire è l'elaborazione dei dati che consentirà, attraverso informazioni via via più puntuali, di conoscere l'universo rurale italiano.
Si inizia ora con la diffusione dei primi risultati preliminari, prevista il 20 marzo prossimo, si prosegue a maggio quando saranno presentati i dati provvisori, caratterizzati da maggiore affinamento territoriale, fino a livello comunale. 
A settembre le informazioni raccolte in questi mesi si trasformeranno in dati definitivi, e l'agricoltura del 2000 sarà così descritta in circa 170 volumi .
"I dati che emergono dall'aggiornamento degli elenchi aziendali, realizzato dai comuni prima dell'avvio della rilevazione attraverso operazioni di integrazione e sovrapposizione di dati contenuti negli archivi amministrativi, - ha sottolineato Bruno Massoli, responsabile del censimento dell'agricoltura - indicano complessivamente una tendenza che potrebbe dar luogo ad una diminuzione del numero di aziende nell'ordine del sette per cento ai dati del Censimento del '90".

IMPEGNO A TUTTO CAMPO PER UN RISULTATO DI QUALITA'
Il workshop organizzato alla Fiera di Verona dall'Istat rappresenta l'occasione per illustrare gli aspetti salienti e innovativi dell'iniziativa e fare il punto sull'impegno fin qui svolto da tutte le forze coinvolte, che hanno assicurato la loro collaborazione per la riuscita delle operazioni di rilevazione. 
I dati raccolti negli 8.100 comuni, dei quali il 39 per cento si trova nel nord ovest del nostro Paese, da 25.068 rilevatori, vengono convogliati in sette centri interregionali per una registrazione controllata che assicuri la qualità del dato e la sua correttezza.
Tra responsabili regionali e provinciali, dipendenti comunali operatori di Camere di commercio, le persone che hanno lavorato sono state complessivamente 36.270, delle quali 25mila hanno visitato materialmente le aziende realizzando la attività di rilevazione. Poco meno di novemila di questi ultimi hanno percorso le campagne del nostro Mezzogiorno, con la Sicilia in testa alla classifica (3.106 unità), numeri che testimoniano la diffusa vocazione agricola del Sud.
Molti gli strumenti messi a disposizione dall'Istat per ottenere informazioni qualitativamente corrette: dai corsi di formazione, ai manuali, ai due numeri verdi dedicati, uno a disposizione dei cittadini, l'altro riservato ai soggetti istituzionali coinvolti nel censimento.
Quest'ultimo ha totalizzato poco meno di ottomila contatti, in gran parte richieste di chiarimenti e indicazioni da parte degli uffici comunali (4.235).
Seguono a ruota i rilevatori, con oltre 2.000 chiamate provenienti, non a caso, principalmente dalle regioni del nord ovest (65,2 per cento), a riprova delle difficoltà incontrate a causa dell'emergenza alluvione che si è abbattuta in quelle zone la notte tra il 22 e il 23 ottobre scorso, data di riferimento del censimento. 
La raccolta dati si è già conclusa in oltre 6.600 comuni, per i restanti 1.500 molti dei quali interessati all'emergenza degli scorsi mesi, le operazioni si stanno per completare entro la fine di marzo.

 


CENSIMENTO ISTAT: UN'OCCASIONE PER CONTARE IL NOSTRO PARCO MACCHINE AGRICOLO


L'Istituto nazionale di statistica è presente all'Eima di Bologna per illustrare i punti qualificanti dell'iniziativa in corso in tutto il paese, che consentirà di aggiornare i dati sulla consistenza della meccanizzazione agricola a livello nazionale.

Sono 2.004.087 le aziende agricole che in Italia utilizzano mezzi meccanici: questa la consistenza del nostro parco macchine, secondo quanto risulta dall'ultima stima dell'Istat del 1997 (riferita al cosiddetto campo di osservazione Cee, relativo ad aziende con caratteristiche fisiche ed economiche di rilievo).
L'obiettivo è quello di accrescere la produttività nelle nostre campagne, rendendo così il comparto sempre più competitivo, dotato di piccoli gioielli meccanici anche ad alta tecnologia, in grado di affiancare, e spesso sostituire, l'uomo in alcune operazioni nei campi. 
Competitività e redditività sono aspetti di grande importanza per il futuro del mondo rurale, che occupano un posto di primo piano anche ai fini della programmazione e degli investimenti pubblici.
Ed è proprio con l'obiettivo di conoscere gli elementi qualificanti del settore e tracciarne il profilo all'inizio del terzo millennio, che l'Istat ha avviato dallo scorso ottobre il quinto Censimento generale dell'Agricoltura, che aggiornerà le informazioni, comprese quelle relative alla meccanizzazione del comparto agricolo italiano, e contribuirà a conoscere meglio questa realtà per intervenire con efficacia su questo importante settore dell'economia nazionale.

UN'OPPORTUNITÀ PER IL MONDO AGRICOLO
Ed è per rispondere ai quesiti degli operatori del settore, ma anche per fornire un'informazione completa sull'iniziativa in corso, che l'Istat è presente alla trentunesima edizione dell'Eima, l'Esposizione internazionale delle industrie di macchina per l'agricoltura, il tradizionale appuntamento del settore, al quale partecipano oltre mille e settecento espositori provenienti da trentasette paesi, che si svolgerà alla Fiera di Bologna dal 18 al 22 novembre prossimo.
I dati raccolti dall'ultimo Censimento ci offrono l'immagine di una realtà agricola nella quale sul totale del parco macchine aziendale, i motocoltivatori e le trattrici rappresentano rispettivamente il 40,1% ed il 36,1% dei mezzi di proprietà più utilizzati.
Sono irrigati i terreni del 35,% delle aziende; con sistemi che nel 55% dei casi sono a scorrimento superficiale e a infiltrazione laterale, e nel 35,6% ad aspersione. 

EMILIA ROMAGNA: UNA REALTÀ AGRICOLA MECCANIZZATA
L'Emilia Romagna, secondo le stime Istat del '97, è in campo agricolo una delle regioni più meccanizzate, primato che contende con il Piemonte, Veneto, e Lombardia. E risulta al primo posto tra le regioni italiane che utilizzano trattrici nel lavoro dei campi.
Secondo i dati del Censimento '90, su 129.395 aziende emiliane che utilizzavano trattrici (di proprietà, o in comproprietà, fornite da altre aziende agricole o da organismi associativi ed imprese di esercizio e noleggio), 93.905 erano quelle dotate di trattrici di proprietà.
Le aziende che possedevano motocoltivatori erano 95.705, consistenza confermata anche dall'indagine campionaria del '97 dalla quale risulta accresciuto il numero di aziende che dispongono di trattrici e di motocoltivatori di proprietà.



UN'AGRICOLTURA SEMPRE PIÙ "ROSA" MECCANIZZATA E COMPETITIVA VA ALLA CONQUISTA DEL BELPAESE

Una azienda su quattro è condotta da una donna, competenza e prodotti di qualità sono le carte vincenti di un universo che il quinto Censimento dell'Agricoltura Istat sta contando in tutto il territorio nazionale

Sono sempre di più nel nostro paese le donne che raccolgono la sfida di gestire un'azienda agricola e, spesso, con ottimi risultati.
Questo il dato saliente che emerge da una recente indagine Istat dedicata all'agricoltura in rosa che tra pochi mesi potrà essere confrontata con i risultati del quinto Censimento dell'Agricoltura, che è in corso di svolgimento in tutta Italia.
Dimensione e diffusione dell'agricoltura biologica, agriturismo, attività artigianali e collegate al tempo libero, settori dove la conduzione femminile è preponderante, rientrano infatti tra gli obiettivi della rilevazione statistica, che sarà completata entro il prossimo dicembre.
Dati alla mano sarà così possibile verificare se questo trend positivo è confermato.

COMPETITIVE E BEN ORGANIZZATE: SONO LE AZIENDE AL FEMMINILE
Dall'indagine "Struttura e produzioni delle aziende agricole a conduzione femminile" realizzata nel 1997 dall'Istat, emerge che nel nostro paese una azienda su quattro è gestita da una donna, con un incremento del 15% rispetto al 1990, a fronte di un calo complessivo delle aziende dell'11% (meno 73 mila). 
Le imprenditrici agricole sono 593 mila, rappresentano un terzo del totale del settore e più della metà sono nel mezzogiorno.
Le donne esprimono una notevole capacità manageriale, gestiscono oltre tre milioni di ettari, dedicati in larga parte a produzioni di qualità e ad alta redditività: un esempio è rappresentato dalle coltivazioni della vite destinata al vino Doc e Docg che ha registrato un incremento del 72%, e da quella dell'olivo cresciuta del 15%.
I risultati economici premiano questa scelta: nelle aziende "rosa" reddito lordo standard medio per ettaro di Sau, e rese, in termini di Rls, sono mediamente superiori a quelli registrati nelle aziende in cui gli imprenditori sono maschi.
L'obiettivo della sempre maggiore competitività sul mercato, spesso passa attraverso una ristrutturazione aziendale, nella quale trova largo spazio l'impiego di un parco macchine ben dimensionato come numero, potenza e qualità dei mezzi, in grado di incidere sulla crescita della produzione agricola. 
Tra il '90 e il '97 nelle aziende femminili si registra un incremento dei mezzi utilizzati superiore alla media e pari al 46% per le trattrici, al 17% per i motocoltivatori, al 34% per gli apparecchi da irrigazione e lotta antiparassitaria e di oltre l'80% per le macchine da concimazione.


 


ISTAT: AL VIA IL QUINTO CENSIMENTO DELL'AGRICOLTURA


Un'operazione ricca di novità che servirà a conoscere il mondo rurale nel suo complesso.

Parte il quinto Censimento dell'Agricoltura: il 23 ottobre 20mila rilevatori cominceranno a censire 2.500.000 imprese agricole in tutta Italia per fornire un quadro aggiornato di un settore produttivo in forte evoluzione.
Le novità e le caratteristiche del censimento e gli obiettivi conoscitivi che sarà possibile raggiungere sono stati presentati oggi nella sede dell'Istat dal presidente Alberto Zuliani e dal direttore del Dipartimento statistiche economiche dell'Istituto Enrico Giovannini. Sono intervenuti all'incontro Paolo De Castro (già ministro dell'Agricoltura e ora Special Advisor per le politiche agricole per la Presidenza della Commissione Europea), Francesco Adornato (Presidente Inea) Massimo Bellotti (Commissario Ismea), Leonardo Casini (Coordinatore nazionale del gruppo di studio Risorse e sostenibilità Sidea), Hartwig Dehaen (Vice direttore generale del Dipartinmento economico e sociale della Fao).
Il Censimento presenta - ha messo in luce Zuliani - diverse caratteristiche innovative: la rilevazione infatti non punta solo alla scoperta e all'analisi della realtà economica del settore, come avveniva nei precedenti censimenti, ma vuole far emergere in tutte le sue sfaccettature il "mondo rurale" nel suo complesso, un mondo che nel corso degli ultimi anni ha visto manifestarsi e crescere nuove realtà come le coltivazioni biologiche, l'agriturismo, l'acquacoltura, l'artigianato legato all'attività agricola. Ciò consentirà di disporre di una base conoscitiva affidabile sia per la definizione di politiche comunitarie, sia per l'individuazione di singole strategie aziendali. 
C'è anche da considerare - ha aggiunto il presidente dell'Istat - che la disponibilità di informazioni precise e aggiornate sulla realtà agricola può servire in futuro ad evitare i danni gravissimi che l'alluvione di questi giorni sta causando in molte regioni.
Un'altra importante novità, destinata a segnare una svolta nella storia dell'Istat, consiste nell'adozione, a partire dal Censimento dell'Agricoltura, di una base territoriale di riferimento unica (saranno 600mila cellule di in tutto il Paese) che consentirà di affinare in modo straordinario la conoscenza delle differenti realtà. 
Questa base sarà adottata anche nei censimenti che si svolgeranno nel 2001 (popolazione e abitazioni, industria e servizi) rendendo così possibile ottenere una fisionomia estremamente dettagliata di ogni singola porzione di territorio. 
Un approccio, dunque, del tutto nuovo che risponde anche all'interesse degli imprenditori. Come ha spiegato Giovannini, infatti, i conduttori di imprese agricole, grazie al censimento, potranno far conoscere le caratteristiche e la potenzialità dell'area produttiva in cui operano (la privacy personale è comunque garantita) con riflessi positivi in termini di programmazione, attrazione di investimenti, destinazione di finanziamenti pubblici e privati.
Si tratta insomma di una operazione censuaria molto impegnativa che ha richiesto una lunga preparazione e la messa a punto da parte dell'Istat di una struttura organizzativa che ha coinvolto Regioni, Camere di Commercio e Comuni e che si avvale in modo consistente delle tecnologie informatiche.
Apprezzamenti sul nuovo volto di questo Censimento sono stati espressi dagli intervenuti al dibattito.
De Castro ha sottolineato l'importanza di poter disporre di informazioni sulle specificità dell'agricoltura italiana in un momento in cui l'Unione Europea sta modificando la politica agricola comunitaria. Bellotti, a sua volta, ha messo in rilievo che la conoscenza sta alla base della competitività e ha osservato che il nuovo censimento servirà a correggere l'asimmetria informativa oggi esistente. 
Per Adornato la messa a fuoco del "mondo rurale" servirà a fornire nuovi parametri quantitativi, indispensabili per attuare "politiche di sistema", mentre Casini ha indicato nell'impiego delle tecnologie informatiche un mezzo per avvicinare le imprese agricole ai mercati e per limitare l'abbandono delle campagne. Hartwig Dehaen ha ricordato come questa operazione risponda alle esigenze informative messe in rilievo dalla Fao che ha sollecitato l'avvio di rilevazioni nel settore agricolo a livello mondiale.


 



AD AGRILEVANTE L'ISTAT PRESENTA IL QUINTO CENSIMENTO DELL'AGRICOLTURA


In Puglia 3.000 rilevatori sono ormai ai nastri di partenza, pronti a visitare - dal 23 ottobre prossimo al 31 dicembre - le oltre 350mila aziende agricole della nostra regione.

IN PUGLIA TREMILA RILEVATORI AI NASTRI DI PARTENZA
Anche la Puglia, al pari delle altre Regioni parteciperà al quinto censimento dell'Agricoltura che partirà il prossimo 23 ottobre, un importante appuntamento che toccherà l'intero Paese e contribuirà a delineare i contorni della nostra realtà rurale.
Per questa ragione l'Istat ha previsto una sua presenza ad Agrilevante, per poter dialogare con gli operatori agricoli, non solo pugliesi, e per poter offrire loro informazioni su ogni aspetto del censimento: dagli obiettivi, ai tempi, dai contenuti del questionario, alla tutela della riservatezza dei dati forniti. Se su base nazionale i rilevatori previsti per questo importante appuntamento dell'agricoltura italiana superano i 20.000, sono 3.000 quelli che i Comuni pugliesi stanno selezionando proprio in questi giorni e che parteciperanno, nelle prossime settimane, a un programma di formazione mirato per poi avviare l'attività di rilevazione, sotto la supervisione, in Puglia, di 67 coordinatori intercomunali e 10 responsabili provinciali (su un totale nazionale di circa 1.400 esperti). 
Ciascun rilevatore intervisterà mediamente 150 conduttori di aziende agricole, per un totale, nella nostra regione, di 350.504 aziende (Censimento 1990), distribuite su un territorio che complessivamente si estende per 19.363 kmq (mentre la superficie agricola occupa 1.169mila ettari), organizzato in 258 comuni.

CENTO DOMANDE PER SCOPRIRE IL NOSTRO MONDO RURALE
Fra poco più di un mese, quindi, 20 mila rilevatori inizieranno a passare al setaccio oltre due milioni e mezzo di aziende agricole distribuite su tutto il territorio nazionale per cogliere le caratteristiche dell'intero settore. Attraverso un centinaio di quesiti, ciascun conduttore offrirà informazioni su caratteristiche aziendali, organizzazione del lavoro, coltivazioni e prodotti. E sarà possibile, per la prima volta in modo sistematico, mettere a fuoco anche tutte le realtà 'nuove' della nostra agricoltura che vanno dall'agriturismo all'attenzione del biologico, dall'acquacoltura all'utilizzo di Internet e al commercio elettronico. Dall'attendibilità delle informazioni fornite dipenderà una parte considerevole del futuro dell'agricoltura italiana, anche in termini di finanziamenti comunitari. Perché l'Unione Europea ha bisogno di parametri certi sulla base dei quali assegnare gli stanziamenti previsti per questo settore. 
Per organizzare l'attività di quest'esercito di intervistatori e garantire un elevato standard qualitativo dei risultati, da mesi è al lavoro una squadra di tecnici e di esperti, che coinvolge non soltanto responsabili dell'Istat, ma anche enti e organizzazioni locali, dalle Regioni che hanno competenze specifiche in materia di agricoltura, a Province, Comuni e Camere di commercio.
Numerose le novità apportate in questo primo censimento dell'Agricoltura del terzo millennio rispetto a quello del 1961. Dall'introduzione delle nuove tecnologie - compreso Internet - utilizzate per trasmettere dati e comunicare tra strutture coinvolte nell'operazione in tempo reale, alla costituzione di un archivio statistico delle aziende agricole italiane aggiornabile costantemente, alla definizione di una base territoriale di riferimento unica per tutti censimenti, che consentirà di analizzare congiuntamente le caratteristiche demografiche, sociali ed economiche in connessione con quelle strutturali di ciascuna area.

PUGLIA, UNA REALTÀ AGRICOLA DINAMICA E DI QUALITÀ
La presenza dell'Istat ad Agrilevante è motivata dalla grande rilevanza che giocherà il sud nella costruzione di questa nuova mappatura del sistema rurale italiano. Dall'indagine campionaria svolta dall'Istat nel '97 (l'ultimo censimento agricolo risale infatti al 1990) risulta che più della metà delle aziende agricole è insediata nel mezzogiorno (54,7%, con il 49,6 % della superficie agricola utilizzata), seppure la dimensione media aziendale risulti inferiore alla media nazionale (6,9 ettari contro gli 8,7).
La realtà pugliese, dal canto suo, contribuisce in modo rilevante al primato agricolo del nostro Mezzogiorno: cereali, grano, olio e uva da tavola (famosa la 'baresana') caratterizzano la produzione del suo territorio. L'attenzione non soltanto verso l'agriturismo, ma anche nei confronti dell'universo del 'biologico' si sta facendo largo anche qui, come nel resto del meridione, dove complessivamente sono concentrate il 70% del totale delle aziende italiane specializzate in queste produzioni sempre più richieste. La Puglia figura al terzo posto assoluto, in Italia, in quanto a superfici agricole destinate a colture biologiche, seguendo nell'ordine Sardegna e Sicilia.
Bari e Lecce sono le province con la maggiore vocazione agricola, secondo i risultati del censimento del 1990. La prima conta 125.643 aziende distribuite in 48 comuni, che si estendono complessivamente su 5.138 kmq; la seconda ospita 70.853 aziende, distribuite però in più del doppio dei comuni (97) Foggia, la provincia pugliese più estesa con i suoi 7.190 kmq, annovera 60.024 aziende agricole ripartite in 64 comuni.

Bari, 8 settembre 2000

Per ulteriori informazioni sul quinto censimento dell'Agricoltura 
Ufficio stampa Istat
Patrizia Cacioli Tel. 06/46732243-44 Fax 06/4673.2626-2240
e-mail comunica@istat.it
Per informazioni sulla presenza ad Agrilevante
Ufficio stampa INC - Istituto Nazionale per la Comunicazione
Ariela Riva Tel. 06/44.16.081 Fax 06/44.25.43.93
e-mail: a.riva@inc-comunicazione.it